LA STATISTICA FARA’ AUMENTARE IL PIL EUROPEO (MA NON LA CRESCITA)

La Ue sta per cambiare alcuni criteri statistici utilizzati per il calcolo del Pil, che si incrementerà di qualche punto percentuale per solo effetto delle nuove regole. Gli Usa hanno adottato i nuovi criteri lo scorso anno: il Pil è stato rivalutato di circa il 3%. La nuova metodologia non aumenterà le stime di crescita economica, ma solo la dimensione complessiva del Pil. Il nodo dell’inclusione del fatturato delle economie criminali nel prodotto interno.

A fine maggio la Commissione Ue ha reso nota la nuova metodologia di calcolo del prodotto interno lordo dei paesi Ue che entrerà in vigore dal prossimo ottobre (http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-21_en.htm).  Secondo l’Istat si tratta di un passaggio tecnico ad “una nuova versione delle regole di contabilità” che porterà al miglioramento del metodo di misurazione del Pil, introducendo nuove fonti di informazioni: in sostanza verranno rimodulate alcune voci che compongono il Pil e ne verranno incluse altre.

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LA VIGILANZA UNICA EUROPEA AL VIA: LA BCE ILLUSTRA L’ASSET QUALITY REVIEW

La Bce e l’Eba hanno comunicato i parametri di base in base ai quali verrà svolto l’esame sui bilanci delle principali banche europee, in vista dell’inizio concreto dell’unione bancaria europea. Un buon primo passo, che comunque necessita di importanti elementi aggiuntivi di trasparenza e del completamento delle regole che disciplineranno l’intera architettura dell’unione bancaria.

Sul finire di ottobre Bce ed Eba hanno fissato degli importanti paletti tecnici per l’implementazione dell’unione bancaria europea: è il primo passo concreto del complesso processo di integrazione che porterà al superamento dei sistemi bancari nazionali in cui è frammentato il settore del credito nel Vecchio Continente.

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DEBITO PUBBLICO: UN CONFRONTO FRA GIAPPONE E ITALIA

Il debito pubblico del Giappone è il più alto al mondo rispetto al Pil, quasi doppio rispetto a quello italiano. I due paesi hanno sistemi economici completamente differenti, il che impedisce all’Italia di sostenere un debito dalle dimensioni di quello giapponese. I diversi contesti non impediscono a Roma di trarre un importante insegnamento dalle caratteristiche del debito di Tokio.

Il debito pubblico giapponese presenta numeri spaventosi: a fine 2012 ammontava al 236% del Pil. E, dato ancora peggiore, con un tendenziale di crescita inaudito, visto che l’anno scorso la terza economia mondiale ha chiuso il bilancio pubblico con un deficit al -10% sul Pil. Per di più nel 2013 l’Abenomics (post “L’Abenomics: il nuovo corso economico giapponese. Tanta spesa pubblica e profonde riforme”) porterà ad un incremento ancora più consistente del deficit, nel tentativo di rilanciare un’economia stagnante da vent’anni.

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IL FALLACE MIGLIORAMENTO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI: L’APPARENTE SUCCESSO DELLA DECRESCITA ITALIANA

L’Italia sta migliorando oggettivamente i suoi conti con l’estero, come dimostra l’avanzo della bilancia dei pagamenti e, soprattutto, il surplus commerciale. Ma il nuovo equilibrio nasconde segnali molto preoccupanti di declino economico, ai quali va posto rimedio in tempi rapidi. Segue il post “Il funzionamento della bilancia dei pagamenti: l’influenza sulle recessioni in Italia”Gli ultimi dati sull’andamento della bilancia dei pagamenti italiana sono  stati pubblicati dalla Banca d’Italia in luglio, con riferimento al mese di maggio. I numeri mostrano evidenti segnali di miglioramento dei saldi con l’estero, come  ormai accade da diversi mesi.

La bilancia dei pagamenti in Italia (valori in milioni di euro)

LE PARTITE CORRENTI: BILANCIA COMMERCIALE IN AVANZO

Il saldo delle partite correnti degli ultimi dodici mesi è migliorato, segnando un avanzo di 3,4 miliardi (un anno prima il disavanzo era a 32 miliardi), merito soprattutto della bilancia commerciale: in dodici mesi l’avanzo commerciale ha raggiunto i 29 miliardi. Peraltro anche i saldi con l’estero relativi ai servizi e ai trasferimenti sono migliorati (quello dei servizi è oggi in avanzo), mentre si è ampliata di quasi 5 miliardi la fuoriuscita di valuta relativa ai redditi prodotti in Italia.

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LA FRANCIA SI SVEGLIA DAL LUNGO SONNO DELL’ILLUSIONE. LA CRISI MORDE E FA MALE

In Francia sono evidenti i segnali di cedimento del modello di sviluppo: tutti gli indicatori macroeconomici sono pessimi, le previsioni per i prossimi anni non confortano, il governo è in crisi di idee, consenso e affidabilità. I francesi si sono risvegliati dalla convinzione di essere immuni dai mali che affliggono gran parte dell’Europa e sembra che anche il governo inizi (finalmente) a prenderne coscienza. Stupisce che il rating sia ancora AA.

La Francia da tempo è il malato d’Europa: la tendenza verso lo sfaldamento della seconda economia continentale è stata confermata nel primo trimestre dell’anno, i cui risultati ufficializzano l’entrata in recessione.Tutta l’Eurozona in realtà non gira. Dai primi dati diffusi da Eurostat solo tre paesi hanno registrato una blanda crescita: Slovacchia +0,3%, Germania e Belgio +0,1%; l’Austria è a zero. Nel primi tre mesi del 2013 l’area euro ha inanellato il quarto trimestre consecutivo di calo del prodotto interno: -0,2% (a fronte di un -0,1% atteso dagli analisti), dopo il -0,6 dell’ultimo quarto del 2012. In questo contesto non roseo, la dinamica economica che sta assumendo la Francia è l’elemento di maggior preoccupazione.

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