LA NUOVA TASSAZIONE SULLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI

Cambia la tassazione sulle compravendite immobiliari: dal 2014 due sole aliquote, con azzeramento pressochè totale di ogni eccezione. Per chi non poteva fruire di regimi agevolati il nuovo trattamento è migliorativo. La tassazione sui trasferimenti, comunque, appare ancora troppo elevata, mentre viene mantenuto un regime di favore eccessivo sulle prime abitazioni. Non vengono risolti i limiti strutturali che rendono inefficiente il mercato immobiliare.

IL COSTO FISCALE DELLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI

Il decreto legge 104/2013 (decreto Scuola) ha innovato in modo rilevante la tassazione sul trasferimento a titolo oneroso dei beni immobili, con efficacia dal gennaio 2014. E’ stata ridotta l’imposta di registro per l’acquisto della prima casa, dal 3 al 2% (con un minimo di mille euro) e sono stati modificati i requisiti di accesso a questo regime di favore: dal prossimo primo gennaio saranno considerate di lusso, e quindi non agevolabili, le unità immobiliari classificate in catasto nelle categorie A/8, A/9 e A/1 (ville, castelli e palazzi di pregio storico o artistico, unità immobiliari in zone di pregio e con caratteristiche costruttive di livello superiore).

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LA TASSAZIONE SUL PATRIMONIO IN ITALIA E IN EUROPA

Nel periodo 1995-2010, dati Eurostat alla mano, l’Italia ha perseguito una politica fiscale dissonante rispetto al resto d’Europa, detassando i patrimoni a scapito dei redditi. Questa scelta, peraltro iniqua data la concentrazione della ricchezza, ha prodotto una serie di conseguenze negative che oggi si pagano.

In questi giorni in Italia è molto acceso il dibattito sull’opportunità di introdurre  una differente tassazione patrimoniale, in particolare in relazione alle proprietà immobiliari. Per meglio comprendere i termini del dibattito pubblico è interessante effettuare una comparazione delle imposizione patrimoniale italiana rispetto al resto d’Europa.

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ALCUNE STIME SULL’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA

Le valutazioni di Banca d’Italia, Corte dei Conti ed Eurispes vanno da un terzo a oltre metà del fatturato in chiaro del settore privato.

LE STIME DELLA BANCA D’ITALIA

In maggio la Banca d’Italia ha aggiornato le stime sull’economia non rilevata nei dati ufficiali, in precedenza fissate in 150 miliardi di euro per il riciclaggio (economia criminale) e 270 per il sommerso (120 miliardi di sola evasione fiscale), cui si aggiungevano i costi della corruzione, individuati sui 50-60 miliardi (vedi post Economy2050 “Pressione fiscale sul lavoro ed economia sommersa”.

Secondo uno studio pubblicato sui Temi di discussione (link http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td12/td864_12/td864) l’economia inossevata (evasione più crimine) rappresenta il 31,1% del PilIl dato si riferisce al 2008 e si basa sull’analisi del flusso di denaro contante nel quadriennio tra il 2005-2008: in valore assoluto l’economia che sfugge alle statistiche ufficiali sfiora i 490 miliardi di euro, 290 dei quali dovuti all’evasione fiscale e contributiva e circa 187 all’economia criminale.

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ECONOMIA SOMMERSA E PIL: I DATI DELL’ISTAT

Cosa si intende per economia in nero? Evasione fiscale e contributiva, con l’esclusione del giro d’affari delle attività criminali. Le stime ufficiali sull’evasione fiscale sono state fornite dall’Istat nel (lontano) 2010.

L’economia sommersa è l’insieme di tutte le attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo ufficialmente osservato, ma che non sono state registrate e quindi regolarmente tassate: ovvero tutte quelle attività produttive che sfuggono per svariati motivi alla conoscenza del fisco. In realtà l’economia sommersa fa parte in un insieme più ampio di attività che sfuggono al fisco, definito “economia non osservata”. Onu ed Eurostat, congiuntamente, operano la seguente distinzione tra le componenti dell’economia non direttamente osservata:

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I Numeri dell’Evasione Fiscale in Italia e Europa

L’evasione ed elusione fiscale europea è stimata in almeno 1.000 miliardi di euro annui; l’Italia è il grande paese con maggior percentuale di frodi fiscali rispetto al Pil. La distribuzione territoriale fa ritenere che l’economia meridionale riesce a sopravvivere solo perché  non paga le imposte.

Nel settembre 2012 il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, in audizione alla commissione Finanze della Camera, confermava l’azione di contrasto all’evasione fiscale in corso in Italia: a poco più di due mesi dalla fine dell’anno Befera forniva l’obiettivo del recupero fiscale per il 2012 a circa 13 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 12,7 del 2011.

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