Codice Bic Swift: Cos’è, A cosa Serve, Dove si Trova e perchè è indispensabile per i Bonifici Esteri

Quando apriamo un conto corrente ci viene dato il codice IBAN che tutti conosciamo in quanto utilizzato maggiormente per ricevere dei pagamenti come ad esempio la busta paga ed insieme a questo ci viene rilasciato in automatico un secondo codice chiamato BIC SWIFT e ci siamo chiesti almeno una volta a cosa serve, proveremo a spiegare utilizzo e importanza.

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Come Comprare Bitcoin su Coinbase, la Guida Completa

Investire nelle criptovalute come per esempio il Bitcoin, può essere molto interessante in modo da ampliare il tuo portafoglio e grazie alle loro caratteristiche hanno attirato l’attenzione di grandi e piccoli investitori. Ma come si può ottenere un Bitcoin? Il procedimento più veloce è quello di cambiare un certo quantitativo di moneta fiat, quindi dollaro o euro in quella digitale. Ma tale procedimento non può essere effettuato con una normale piattaforma di trading online, sarà necessario registrarsi in quelle specifiche come Coinbase. In questo articolo andremo ad analizzare passo per passo le varie fasi al fine di permetterti di valutare i vantaggi di dove comprare Bitcoin. Negli ultimi tempi avrai spesso sentito parlare di Coinbase. Ma cos’è esattamente?

Che cos’è Coinbase, L’exchange dalle grandi potenzialità

È una piattaforma exchange, che combina una praticità di utilizzo con la possibilità di poter investire il proprio denaro in monete virtuali, acquistandole e vendendole. Coinbase nasce nel luglio del 2011 e in pochi anni è diventato il principale exchange per le criptovalute. Grazie ad esso potrai investire non solo Bitcoin ma anche un numero molto ampio di monete digitali come Ethereum, Bitcoin Cash, Litecoin, Ripple e la lista è molto lunga. Il termine exchange identifica una tipologia di piattaforma che come specifica la parola permette il cambio tra le monete reali e quelle virtuali. Ogni exchange ha delle sue caratteristiche, commissioni e modalità di utilizzo. Di seguito vedremo quelle di Coinbase.

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Crisi Economica Venezuela: Ragioni e Motivazioni

La crisi economica che il Venezuela sta vivendo è dovuta a diversi fattori. Da un lato, ci sono le ragioni spiegate dal governo, che si basano su un’interferenza degli interessi degli Stati Uniti; una forte opposizione che cerca di rovesciare il governo di Nicolás Maduro e gli uomini d’affari, che hanno aumentato il costo dei loro prodotti, provocando una crisi umanitaria nel paese, affermano i ricercatori dell’UNAM.

D’altra parte, c’è il fallimento del sistema economico del regime, aggravato dalla caduta dei prezzi del petrolio, poiché l’energia è la base dell’economia venezuelana. Questa crisi ha causato un flusso di cittadini venezuelani che vanno ai confini in una sorta di esodo; secondo le Nazioni Unite, finora si stima che almeno 2,3 milioni di venezuelani risiedano fuori dal paese e sempre più persone lo abbandonino in condizioni peggiori.

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LA NUOVA TASSAZIONE SULLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI

Cambia la tassazione sulle compravendite immobiliari: dal 2014 due sole aliquote, con azzeramento pressochè totale di ogni eccezione. Per chi non poteva fruire di regimi agevolati il nuovo trattamento è migliorativo. La tassazione sui trasferimenti, comunque, appare ancora troppo elevata, mentre viene mantenuto un regime di favore eccessivo sulle prime abitazioni. Non vengono risolti i limiti strutturali che rendono inefficiente il mercato immobiliare.

IL COSTO FISCALE DELLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI

Il decreto legge 104/2013 (decreto Scuola) ha innovato in modo rilevante la tassazione sul trasferimento a titolo oneroso dei beni immobili, con efficacia dal gennaio 2014. E’ stata ridotta l’imposta di registro per l’acquisto della prima casa, dal 3 al 2% (con un minimo di mille euro) e sono stati modificati i requisiti di accesso a questo regime di favore: dal prossimo primo gennaio saranno considerate di lusso, e quindi non agevolabili, le unità immobiliari classificate in catasto nelle categorie A/8, A/9 e A/1 (ville, castelli e palazzi di pregio storico o artistico, unità immobiliari in zone di pregio e con caratteristiche costruttive di livello superiore).

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LA RIFORMA DI BANKITALIA E I BENEFICI PER LE BANCHE AZIONISTE (A CARICO DELLO STATO)

Il governo ha messo nero su bianco la proposta di riforma del regime giuridico sulla Banca d’Italia. L’impostazione di fondo è quella del mantenimento del capitale in capo a soggetti privati, per cui l’intervento è stato centrato in particolare sul valore economico attribuibile alla banca centrale. Interessante l’analisi dei benefici che il nuovo regime attribuisce ai soggetti coinvolti.

Il 27 novembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge n. 133, con il quale sono state introdotte rilevanti innovazioni sulla disciplina giuridica della Banca d’Italia: gli obiettivi dichiarati sono la riduzione del peso dei singoli partecipanti privati nel capitale e, soprattutto, la rivalutazione delle quote di partecipazione a complessivi 7,5 miliardi di euro.

Il capitale pre-decreto era di 156mila euro (300 milioni di lire): valore definito dalla legge di riforma bancaria del 1936, che attribuì le funzioni alla Banca d’Italia, creò un modello peculiare basato sull’azionariato privato (soluzione trovata all’epoca per non concentrare troppo potere di influenza nelle mani del Tesoro) e regolamentò i meccanismi di funzionamento dell’azionariato. Di seguito sono riportati i soci più rilevanti di Palazzo Koch.

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PERCHE’ LA RIFORMA DI BANKITALIA NON PUO’ FUNZIONARE

Dall’analisi degli effetti della riforma di Bankitalia non si riesce a trovare un solo elemento di convenienza per lo Stato: penalizzante dal punto di vista economico, inconcludente sotto il profilo della migliore governance per la banca centrale italiana…

Post collegato a “La riforma di Bankitalia e i benefici per le banche azioniste (a carico dello Stato)”.

Nel post precedente sono stati analizzati i contenuti e alcuni aspetti economici del recente decreto legge 133, in relazione alla parte in cui l’esecutivo ha riformato alcuni aspetti sostanziali della normativa sulla Banca d’Italia. Approfondiamo ora alcuni aspetti precedentemente lasciati in ombra, al fine di meglio contestualizzare e valutare l’operato del governo.

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SALVATAGGI BANCARI: FINORA OLTRE 5.000 MILIARDI DAI CONTRIBUENTI

Le cifre sono aggiornate a fine 2011, ma oggi sono già superate di molto. Il cortocircuito fra cause  (banche anglosassoni) e benficiari della crisi, in particolare in Europa.Un recente studio di Mediobanca ha aggiornato il costo degli aiuti pubblici forniti alle banche di Europa e Stati Uniti: in 4 anni 4.700 miliardi di euro, più o meno il Pil di Germania e Francia messe insieme. L’analisi parte dal fallimento di Lehmanh Brothers e arriva sino al novembre 2011.

Il costo finora sostenuto dai contribuenti è enorme, ma la cifra è destinata a salire notevolmente. Se, infatti, negli Stati Uniti i piani di sostegno del sistema creditizio sono fermi (e addirittura i rimborsi procedono con buon ritmo), in Europa la situazione è in continuo deterioramento. Nell’analisi di Mediobanca non sono riportati, ad esempio, i 114 miliardi di euro di obbligazioni emesse dalle banche italiane con garanzia statale utilizzati come collaterale per chiedere denaro alla Bce (e garanzie pubbliche simili sono state concesse anche i altri Paesi euro), come descritto nel post Economy2050 “Garanzia pubblica sulle obbligazioni private (delle banche)“; nè i due miliardi di Tremonti Bond chiesti dal Monte dei Paschi a giugno; nè le decine di miliardi di euro approvati dall’Eurozona per sostenere le banche spagnole o per la ricapitalizzazione del sistema ellenico.

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LA STATISTICA FARA’ AUMENTARE IL PIL EUROPEO (MA NON LA CRESCITA)

La Ue sta per cambiare alcuni criteri statistici utilizzati per il calcolo del Pil, che si incrementerà di qualche punto percentuale per solo effetto delle nuove regole. Gli Usa hanno adottato i nuovi criteri lo scorso anno: il Pil è stato rivalutato di circa il 3%. La nuova metodologia non aumenterà le stime di crescita economica, ma solo la dimensione complessiva del Pil. Il nodo dell’inclusione del fatturato delle economie criminali nel prodotto interno.

A fine maggio la Commissione Ue ha reso nota la nuova metodologia di calcolo del prodotto interno lordo dei paesi Ue che entrerà in vigore dal prossimo ottobre (http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-21_en.htm).  Secondo l’Istat si tratta di un passaggio tecnico ad “una nuova versione delle regole di contabilità” che porterà al miglioramento del metodo di misurazione del Pil, introducendo nuove fonti di informazioni: in sostanza verranno rimodulate alcune voci che compongono il Pil e ne verranno incluse altre.

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IL DECLINO INDUSTRIALE DELL’ITALIA (SECONDO BANKITALIA)

Un report della Banca d’Italia ha illustrato i numeri (molto preoccupanti) del declino manifatturiero italiano e indagato sulle sue cause. Secondo Via Nazionale non è ancora troppo tardi per recuperare la competitività perduta, a patto di agire con rapidità e con interventi radicali. 

Un recentissimo studio pubblicato nella collana Questioni di economia e finanza della Banca d’Italia intitolato “Il sistema industriale italiano tra globalizzazione e crisi” ha analizzato, con ampio corredo di dati, il declino produttivo in corso ormai da anni in Italia. Le crude cifre hanno fotografato il disastroso trend assunto dal sistema industriale nazionale: l’evidenza di fondo è che tutti i settori della manifattura italiana si sono contratti in modo notevole rispetto a quanto producevano prima del 2008 (si legga a tal proposito anche il post “L’industria italiana si sta spegnendo”). Una decrescita che si configura oggettivamente come la più intensa del secondo dopoguerra e che presenta caratteri di declino strutturale evidenti.

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LA VIGILANZA UNICA EUROPEA AL VIA: LA BCE ILLUSTRA L’ASSET QUALITY REVIEW

La Bce e l’Eba hanno comunicato i parametri di base in base ai quali verrà svolto l’esame sui bilanci delle principali banche europee, in vista dell’inizio concreto dell’unione bancaria europea. Un buon primo passo, che comunque necessita di importanti elementi aggiuntivi di trasparenza e del completamento delle regole che disciplineranno l’intera architettura dell’unione bancaria.

Sul finire di ottobre Bce ed Eba hanno fissato degli importanti paletti tecnici per l’implementazione dell’unione bancaria europea: è il primo passo concreto del complesso processo di integrazione che porterà al superamento dei sistemi bancari nazionali in cui è frammentato il settore del credito nel Vecchio Continente.

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