NELL’INPDAP DEBITO PUBBLICO OCCULTO PER 30 MILIARDI

La fusione Inps-Inpdap ha comportato seri problemi contabili per il nuovo SuperInps, problemi che vanno affrontati e risolti rapidamente. La contabilità dell’Inpdap di fatto ha consentito allo Stato di nascondere debito pubblico per circa 31 miliardi (a fine 2012).

Come abbiamo visto nel post precedente, il buco patrimoniale dell’Inpdap esiste da tempo ed il suo impatto era previsto in vari documenti ufficiali dell’Inps: in passato è stato coperto dai trasferimenti statali, ma oggi che la gestione previdenziale del settore pubblico viene “fusa” con quella del settore privato si rompe un equilibrio e vanno chiariti alcuni aspetti sostanziali. In pratica le gestioni pensionistiche dei privati potrebbero correre il rischio, in qualche misura, di contribuire al ripianamento dei deficit dell’Inpdap (che, come vedremo, è in realtà debito dello Stato). Il tutto grazie a una normativa, come certificato dalla Corte dei Conti, atta a creare confusione contabile finalizzata ad occultare, ad un’analisi sostansiale, debito pubblico. Il deficit contabile Inpdap si è determinato per due ragioni che vediamo di seguito.

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DECLINO ECONOMICO E PREVIDENZA: IL CROLLO DEL PIL STA RIDUCENDO LE PENSIONI (MA SOLO QUELLE FUTURE)

Dal 2011 i versamenti pensionistici dei lavoratori italiani perdono potere d’acquisto (si rivalutano meno dell’inflazione), a causa del pessimo andamento del Pil dal 2008 in poi. Nel 2013 non si è avuta alcuna rivalutazione, per il 2014 addirittura i contributi versati subiranno un taglio in valore assoluto (rendimento negativo). La decrescita del Pil italiano, se prolungata nel tempo, avrà pesantissime ripercussioni sugli assegni previdenziali futuri.

L’obiettivo dell’Italia deve essere la crescita economica. Dall’incremento del Pil, infatti, dipende la sostenibilità del debito (post “Il debito pubblico italiano è sostenibile?”), l’abbattimento del tasso di disoccupazione a due cifre, l’inversione del trend discendente del reddito medio degli italiani. Insomma, il ritorno sulla via della crescita economica sarebbe la panacea per migliorare il contesto economico/sociale descritto nel post “Lo stato di salute dell’Italia a fine 2013: i dati definitivi”. Meno noto è che dall’evoluzione del Pil dipende in misura rilevante anche l’entità della futura pensione di chi oggi lavora.

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L’INPDAP E IL BUCO DA 10 MILIARDI PORTATO NELL’INPS

Nei primi giorni di ottobre si è scatenata una polemica mediatica sul deficit patrimoniale dell’Inpdap, l’ente di previdenza dei dipendenti pubblici. Riportiamo i termini del dibattito e la situazione contabile reale del nuovo ente previdenziale frutto della fusione Inps-Inpdap-Enpals: il buco c’è ed è grande

Lo scorso dicembre il decreto salva-Italia disponeva la nascita del cosiddetto SuperInps: l’Inpdap, l’ente di previdenza del settore pubblico, e l’Enpals, il piccolo istituto del settore sport e spettacolo, venivano inglobati nell’Inps, che gestisce le pensioni dei lavoratori privati. Un progetto in discussione da anni cui finalmente il Governo tecnico dava attuazione immediata, riuscendo a spazzare via le storiche resistenze politico-corporative.

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