DEBITO PUBBLICO: LE BANCHE AL 50%, GLI STRANIERI ALLA FINESTRA, I PRIVATI VENDONO

Circa la metà del debito italiano è in mano alle banche italiane, Bce e Bankitalia sono stabili (ma ne detengono oltre 200 miliardi), i risparmiatori italiani scendono sensibilmente rispetto ad un anno fa. Gli stranieri non hanno incrementano gli acquisti negli ultimi dodici mesi, dopo la grande fuga durata fino all’aprile 2012: la quota in possesso degli investitori esteri privati dovrebbe attestarsi appena intorno al 21% del debito complessivo.

 Nell’estate scorsa Economy2050 pubblicò il post “Debito pubblico: chi presta soldi al Tesoro italiano? Bce e banche”: erano quelli i mesi finali della grande fuga degli investitori stranieri dal debito italiano e il tema del rifinanziamento dei bond italiani era molto vivo. Dai dati ufficiali della Banca d’Italia e da quelli ufficiosi sull’operato della Bce emergeva che fra la seconda metà 2011 e il primo semestre 2012 i sottoscrittori privati internazionali in uscita erano stati sostituiti dalla Bce, da Bankitalia e dalle banche italiane (grazie alla liquidità fornita dalla Bce). Le aste italiane, grazie a tali interventi, non registrarono mai mancati collocamenti.

I SOTTOSCRITTORI DEL DEBITO ITALIANO

A circa un anno di distanza è interessante verificare come si è evoluta la composizione dei detentori del debito italiano, anche alla luce del fatto che il rischio sovrano nel corso dei mesi si è ridotto in modo consistente soprattutto grazie all’introduzione dello scudo anti-spread su iniziativa della Bce (post “Approvato il fondo salva-Stati Esm: lo scudo anti-spread è pronto”). I dati di partenza sono sempre quelli ufficiali riportati del Supplemento al bollettino statisticodedicato a Finanza pubblica, fabbisogno e debito di metà agosto, aggiornati al maggio/giugno scorsi.

Da segnalare, innanzitutto, il nuovo record assoluto raggiunto in maggio: 2.074,558 miliardi di euro, di cui 115,183 riferibili alle amministrazioni locali e 1.959,242 a carico dello Stato (il residuo di 133 milioni fa capo ad enti previdenziali). Un anno prima il debito complessivo lordo era di 1.975,262 miliardi: circa 100 miliardi di aumento in un anno! Al netto delle disponibilità liquide di tesoreria, il debito di tutte le amministrazioni si è attestato in maggio a 2.012,319 miliardi.

Lo stock dei titoli di Stato in circolazione, la componente di debito cui si riferisce il famigerato spread, è salito a 1.740,85 miliardi, quasi l’84% del totale: nuovo record anche questo (erano 1.625,7 miliardi dodici mesi prima).

I detentori di debito italiano sono indicati nella tabella sotto, con evidenza anche delle percentuali di bond (quota di debito collocata sui mercati finanziari) in possesso di ogni categoria.

I detentori del debito pubblico italiano (maggio 2013)
DEBITO DETENUTO MAGGIO 2012DEBITO DETENUTO MAGGIO 2013VARIAZIONE 2012-2013  (IN MLD)% SUL DEBITO TOTALEDEBITO DETENUTO IN BOND% IN BOND SUL TOTALE DEBITO
BANCHE E ISTITUZIONI FINANZIARIE931,551047,01115,4650,47%776,8637,45%
PRIVATI (FAMIGLIE E IMPRESE)257,7199,99-57,719,64%172,068,30%
BANCA D’ITALIA92,94898,465,5094,75%98,3784,74%
TOTALE ITALIA1.282,1981.345,45263,25464,86%1.047,29950,49%
DETENTORI ESTERI693,499729,10735,60835,14%693,55233,43%
TOTALE DEBITO1.982,1772.074,55892,3811.740,85183,92%
Fonte: Banca d’Italia (in miliardi di euro)
BANCA D'ITALIA, BANCHE E RISPARMIATORI ITALIANI

Il confronto con la tabella elaborata nell’estate scorsa (“Debito pubblico: chi presta soldi al Tesoro italiano? Bce e banche”) mostra che banche ed istituzioni finanziarie italiane hanno incrementato la loro quota di debito pubblico a poco più del 50%, aumentando le consistenze di portafoglio di ben 115 miliardi di euro. A fine 2010 detenevano appena il 41% del debito italiano.

L’unica categoria di detentori che scende è quella dei risparmiatori privati, evidentemente non più soddisfatti dei rendimenti (in particolare a breve): a famiglie e imprese italiane fa capo il 9,64% del debito complessivo, in discesa di oltre 57 miliardi (-3,5%) rispetto allo scorso anno. In sostanza la fuga delle famiglie è stata compensata dall’incremento dell’esposizione delle banche italiane, che hanno fatto fronte anche a gran parte dell’incremento dello stock di debito degli ultimi dodici mesi.

Poiché la raccolta diretta del sistema bancario sale da diversi mesi, è ragionevole ritenere che il mancato rinnovo dei titoli di Stato sia stato trasformato dai risparmiatori in raccolta diretta bancaria: gli istituti hanno poi impiegato la raccolta in bond sovrani (probabilmente a breve scadenza). Ricordiamo che lo scorso anno le banche riuscirono a sottoscrivere massicce quote di debito pubblico grazie alle operazioni di liquidità denominate Ltro realizzate dalla Bce fra il dicembre 2011 e il febbraio 2012: il sistema creditizio italiano incamerò circa 130 miliardi netti (da restituire entro 3 anni) e incrementò di circa 100 miliardi l’esposizione verso il Tesoro (fra il dicembre 2011 e il luglio 2012). Come era evidente già lo scorso anno, in Italia la liquidità dispensata dalla Bce non è servita a salvare le banche né ad incrementare il credito concesso al sistema produttivo, ma ad evitare il default della Repubblica Italiana.

La quota di debito pubblico detenuta dalla Banca d’Italia è rimasta pressochè stabile, intorno al 4,75%.

DETENTORI ESTERI

Gli investitori finanziari stranieri hanno in mano poco più del 35% del debito totale, stessa percentuale rispetto allo scorso anno: nel  2008 possedevano il 60% dei bond in circolazione, nel 2010 il 50% (44% del debito complessivo). Dal maggio 2011 iniziò la fuga dal rischio-Italia, durata sino all’aprile 2012. Poi la presenza straniera tra i finanziatori del Tesoro è rimasta sostanzialmente stabile: la fiducia sull’Italia, quindi, nonostante la vistosa riduzione dello spread, non è tornata.

Ricordiamo che nella categoria dei detentori esteri sono compresi anche i contributi italiani ai paesi europei sotto programma di salvataggio: la quota di competenza italiana delle erogazioni dei fondi salva-Stati diviene debito pubblico al momento dell’erogazione degli aiuti. Da qualche mese la Banca d’Italia evidenzia con maggiore chiarezza l’incidenza di questa voce, pubblicando la seguente tabella:

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In totale i prestiti agli Stati membri dell’Unione Monetaria  ammontano a 42,24 miliardi (rispetto ai 29,702 del giugno scorso): di questi 32,232 sono stati sottoscritti dal fondo salva-Stati Efsf (erano 19,503 nel giugno 2012), il resto sono prestiti bilaterali.  Altri 8,599 miliardi di debito sono stati emessi a titolo di contributo per il capitale del nuovo fondo salva-Stati Esm (nel giugno scorso non esisteva tale posta). In totale l’incremento di debito sottoscritto da controparti pubbliche europee è stato di circa 20 miliardi, quasi l’intero afflusso di capitali esteri (circa 24 miliardi) sul debito pubblico italiano registrato negli ultimi dodici mesi (i finanziatori privati, quindi, sono rimasti alla larga dall’Italia).

Rimangono fermi di dati del 2012 relativi alle altre componenti del debito formalmente detenuto da soggetti esteri. Pertanto sui 729 miliardi in mano a sottoscrittori stranieri, 50 circa sono in capo a Stati euro soggetti a salvataggio, e una quota stimata fra 85 e 102 miliardi di Btp sono nei portafogli della Bce-Eurosistema (sistema delle banche centrali europee) grazie agli acquisti effettuati con il Smp (Securities markets programme, da tempo terminato) nel 2011 nel tentativo di arginare gli spread europei. Si può stimare che la quota di debito italiano realmente in mano agli investitori esteri veri (privati) sia intorno ai 580-590 miliardi, circa il 28% del debito complessivo italiano (intorno al 33,3% dei bond negoziati sul mercato), in leggera discesa rispetto allo scorso anno.

A questi numeri, tuttavia, andrebbero sottratti anche i titoli di Stato detenuti dagli italiani sui loro conti esteri: formalmente investitori esteri, sostanzialmente no. La Banca d’Italia ha stimato che questi investitori italiani “estero-vestiti” pesassero nel giugno 2012 per circa il 7,9% dello stock dei bond pubblici in circolazione: se tale percentuale fosse ancora valida (ma non c’è modo di verificarlo) gli italiani con dossier titoli all’estero deterrebbero oggi intorno ai 135-145 miliardi di bond (sui 1.741 di titoli in circolazione). La quota attribuita ai veri investitori privati non residenti si assottiglierebbe a soli 440-450 miliardi di euro: intorno ad appena il 21-22% del debito totale.

IN SINTESI

Il debito a maggio 2013 è risultato in crescita di circa 52 miliardi da inizio anno, di 99 dal maggio 2012: di questi circa 20 miliardi sono dovuti ai salvataggi sovrani europei. Il valore complessivo sul Pil ha superato in marzo il 130%, quando al 31 dicembre si attestava al 127: la soglia psicologica dei 2mila miliardi è stata abbondantemente superata da gennaio.

Oggi, rispetto allo scorso anno, il contesto è notevolmente migliorato: i tassi di rifinanziamento si sono molto abbassati, né sussistono più tensioni dovute alla carenza di sottoscrittori per le nuove emissioni. Le banche italiane continuano ad essere i più fedeli finanziatori del Tesoro, ma utilizzando la propria liquidità piuttosto che quella fornita dalla Bce (che peraltro fra poco più di un anno andrà rimborsata): ormai hanno in portafoglio più della metà dell’indebitamento pubblico complessivo.

Banca d’Italia e Bce, com’è fisiologico, non intervengono più negli acquisti e rimangono in attesa della scadenza dei titoli presenti nei loro portafogli. Va sottolineato che la Banca Centrale Europea, fra interventi diretti e indiretti (liquidità alle banche italiane), ha finanziato tra 2011 e 2012 la sottoscrizione di circa 200 miliardi di bond italiani: questi importi prima o poi andranno sottoscritti da investitori privati (o il debito pubblico andrà ridotto in misura corrispondente).

Gli investitori stranieri rimangono alla finestra, ma questa forse non è una brutta notizia: oggi, secondo le stime che abbiamo indicato sopra, solo circa un quinto degli interessi sul debito vengono trasferiti dallo Stato a veri investitori esteri. Altra buona notizia è che la dipendenza dello spread italiano dall’umore degli investitori internazionali sembra essersi ridotta, visto che, nonostante le costanti tensioni politiche interne, il differenziale dei tassi non subisce scossoni e anzi tende lentamente a ridursi: i tassi del debito quotato sul mercato non sembrano essere più determinati dalla componente estera privata.

Rimane ferma la convinzione di noi di Economy2050 che la quota in mano a finanziatori esteri vada ancora ridotta notevolmente per rendere più solido il debito rispetto a (sempre possibili) attacchi speculativi. Siamo ugualmente convinti che vada ridotto, nel più breve tempo possibile, lo stock complessivo del debito: per liberare risorse da destinare a impieghi produttivi, per evitare una pressione fiscale eccessiva causata (anche) dal pagamento degli interessi, per sterilizzare il potere di ricatto degli investitori esteri sui tassi e indirettamente sull’equilibrio dei conti pubblici, per preparare ordinatamente (nel medio termine) la fuoriuscita morbida di Bce/Bankitalia dal debito italiano.

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