PERCHE' IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO E' SALITO CON LA CRISI EUROPEA - Economy 2050

PERCHE’ IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO E’ SALITO CON LA CRISI EUROPEA

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dinamica-tassi-debito-pubblicoIl debito italiano è salito dal 103% di inizio 2008 al 127% di fine 2012: il conto dei salvataggi sovrani e (in qualche misura) le conseguenze dell’austerity, entrambi indotti dalla crisi finanziaria/debitoria europea, si sono aggiunti alla fisiologica propensione alla crescita dell’indebitamento pubblico. In Italia non hanno inciso i salvataggi bancari.

Continua il post “Le principali cause storiche del debito pubblico italiano: poche entrate e troppi interessi

Nel post “Le principali cause storiche del debito pubblico italiano: poche entrate e troppi interessi” sono stati descritti le due più rilevanti cause che hanno determinato l’enorme crescita del debito pubblico nel corso dei decenni. Il contesto internazionale, ed europeo in particolare, è mutato dal 2008 ad oggi per effetto della crisi finanziaria e della conseguente recessione: esistono pertanto anche altre motivazioni di più recente impatto che si sono aggiunte a quelle storiche. Sulle cause genetiche del debito pubblico esiste tuttavia una certa confusione in Italia, che può essere ovviata verificando l’incidenza sul debito delle singole variabili.

AUSTERITY E DEBITO PUBBLICO FINO AL 2010: NESSUNA CORRELAZIONE

Secondo alcuni l’esplosione del debito è da ricercare nell’austerità, che ha fatto esplodere i debiti pubblici a oltre il 90% in rapporto al Pil dell’Eurozona in pochi anni.

Questa ricostruzione non appare convincete: è il caso, infatti, di ricordare che alla fine del 2007, ultimo anno ante-crisi finanziaria/debitoria, il debito pubblico medio di Eurolandia era al 66,4% del Pil, con Germania e Francia vicini alla media e l’Italia al 103%. Nel 2010 il debito dell’Eurozona era salito di quasi 20 punti all’85,4% del Pil: ma sino ad allora (solo alla fine del 2010 esplose il caso della Grecia) di austerità non si era visto molto, almeno nei più grandi paesi euro (in Italia il governo si vantava di non aver fatto macelleria sociale): e infatti della crisi debitoria europea, che ha poi colpito duramente l’Italia, fino a tutto il 2010 non si era avuta alcuna avvisaglia.

In sostanza un po’ ovunque in Europa si è affrontata la terribile recessione 2008-09 accrescendo i deficit pubblici in funzione anticiclica: il debito è quindi aumentato non a causa dell’austerità, ma in relazione a precise scelte di politica economica. Tra il 2007 e il 2010, in Germania, Francia e Italia il debito è salito di circa 17 punti, fino ad arrivare all’82% del Pil a Parigi e Berlino e al 119 in Italia.

In Italia le politiche anticicliche di incremento della spesa pubblica si sono avvertite meno, vuoi per il maggior peso degli interessi che ha sottratto più che altrove risorse destinabili all’economia reale, vuoi per  la struttura produttiva nazionale ormai arrivata al punto di non essere in grado di rispondere utilmente agli stimoli espansivi (come si è visto più chiaramente negli anni successivi). Inoltre in Italia comunque sono state impiegate meno risorse: se l’indebitamento è salito della stessa percentuale di Germania e Francia, il più severo impatto della recessione (il Pil è sceso di più) registrato in Italia può voler solo dire che l’intervento espansivo posto in essere dal governo italiano è stato inferiore (in proporzione al Pil) rispetto a quanto realizzato in Germania e Francia.

SALVATAGGI BANCARI E DEBITO: NON CERTO IN ITALIA

In realtà dal 2008 in poi l’incremento dei debiti pubblici europei è stato alimentato, oltre che da politiche in deficit spending, anche da un fattore molto rilevante: la necessità di salvare i sistemi bancari nazionali ha spinto gli Stati europei ad intervenire in numerose operazioni di salvataggio, i cui costi si sono rivelati altissimi (post “Salvataggi bancari: finora oltre 5.000 miliardi dai contribuenti”). Questi interventi non sono stati omogenei in tutta Europa e in Italia hanno avuto un peso del tutto trascurabile: nonostante le diffuse convinzioni di enormi costi a carico dello Stato, sono ammontati a soli circa 4 miliardi di prestiti, peraltro a tassi di interesse molto elevati a favore delle casse pubbliche (post “Tremonti bond, Monti bond e la nazionalizzazione del Monte dei Paschi”). La Repubblica Italiana ha anche fornito delle garanzie alle banche: in questo caso (post “Garanzia pubblica sulle obbligazioni private (delle banche)”) non sono stati prestati denari pubblici, ma il Tesoro ugualmente continua ad incassare dei proventi.

Ad oggi le banche italiane che avevano fruito dei Tremonti bond hanno restituito quanto ricevuto, solo il Monte dei Paschi di Siena ha dovuto far ricorso ai Monti bond: l’aiuto complessivo, per salvare una sola banca (la cui crisi deriva da malagestione e assenza di controlli interni ed esterni), ammonta quindi a 3,9 miliardi sotto forma di prestito (e non di capitale azionario). Peraltro, qualora lo Stato non dovesse recuperare il suo credito, il Tesoro acquisirà quasi integralmente la proprietà della terza banca italiana, il cui valore è ragionevole ritenere superiore ai 4 miliardi (post “L’unica possibilità del Monte dei Paschi per evitare la nazionalizzazione”).

In sostanza il nostro sistema bancario, poco internazionalizzato ed evoluto, nel 2008 non si era esposto a rischi esotici, per cui non si sono avuti casi rilevanti di risorse pubbliche dilapidate in salvataggi. Le cose sono andate ben diversamente in Gran Bretagna, Germania e Francia.

AUSTERITY E CRESCITA DEL DEBITO NEL 2011 E 2012

L’austerity fiscale è entrata nei bilanci pubblici dei grandi paesi europei a partire dal 2011: nonostante l’obiettivo fosse di bloccare l’aumento dei debiti, gli effetti concreti (di entità molto superiore alle attese dei più e soprattutto del Fmi) si sono avuti in termini di contrazione dei Pil. E’ pur vero che i debiti pubblici non sono saliti molto, ma i prodotti interni sono scesi, deteriorando il rapporto debito/Pil: tra il 2011 e 2012 nell’Eurozona il rapporto debito/Pil è salito mediamente del 5% (dall’85,4 al 90,4%), ma anche in questo caso non colpendo in modo omogeneo tutti i paesi. Comparando l’evoluzione del debito dei principali paesi euro, si nota che la Germania ha mantenuto il suo debito all’82% del Pil, Francia e Italia hanno registrato un incremento di 8 punti (rispettivamente al 90 e al 127%). Berlino non ha avuto bisogno di stringere i cordoni della borsa e il debito è rimasto stabile; Parigi ha continuato con politiche di spesa anticicliche e il debito è salito, Roma ha impresso una forte stretta fiscale, ma il rapporto debito/Pil è cresciuto ugualmente a causa del declino del Pil.

Il peggioramento medio europeo è stato decisamente inferiore a quanto accaduto nei tre anni precedenti, ma in Italia la stretta, causata dal disordine in cui versavano i conti pubblici, ha portato molti ad attribuire (erroneamente) solo all’austerity la discesa del Pil e il consequenziale incremento del rapporto debito/Pil. Un vuoto di memoria strabiliante di parte della politica e dei media: infatti si dimentica che il pessimo andamento del Pil e del debito è in corso ormai da diversi anni e non riguarda solo il biennio 2011-2012 interessato da politiche pubbliche restrittive. La tabella sotto mostra come sin dal 2006 (con l’eccezione del 2007) il debito è sempre salito in cifra assoluta più del Pil. I due anni di forte recessione hanno registrato il maggior incremento del debito: nel 2009 per scelta di politica anticiclica il debito è aumentato di circa il 10% del Pil (allora non c’era l’austerity, i ristoranti erano pieni…), nel 2012 il debito è salito di circa il 7% del prodotto interno (ma grande impatto l’ha avuto la bufera finanziaria sui mercati).

Andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €)

ANNO

DEBITO

VARIAZ. ANNUA DEBITO

PIL

VARIAZ. ANNUA PIL

DEBITO/PIL %

2005

1.512.779

1.429.479

105,83%

2006

1.582.009

69.230

1.485.377

55.898

106,51%

2007

1.602.115

20.106

1.546.177

60.800

103,60%

2008

1.666.603

64.488

1.567.761

21.584

106,30%

2009

1.763.864

97.261

1.519.702

-48.059

116,10%

2010

1.843.015

79.151

1.548.816

29.114

119,00%

2011

1.897.900

54.885

1.580.220

31.404

120,10%

2012

1.988.658

90.758

1.565.916

-14.304

127,00%

TOTALE 2006-2012

 

475.879

 

136.437

I numeri chiariscono che, seppure è innegabile che l’austerità fiscale del 2011/2012 abbia inciso sulla dinamica negativa del Pil, l’Italia già da tempo percorre un sentiero di stagnazione/decrescita del Pil e incremento del debito. Il che fa ritenere che la discesa del Pil riflette la perdita di competitività del sistema manifatturiero italiano (ormai divenuta strutturale da anni, ben prima del 2011), trend declinante su cui è negli ultimi due anni si è innestata l’austerity.

Secondo noi di Economy2050, quindi, l’austerity sicuramente non può essere annoverata fra le cause storiche nella genesi del debito pubblico italiano, ma certo è stata un fattore di accelerazione dell’indebitamento intervenuto negli ultimi due anni (aggiuntosi alle cause strutturali di formazione del debito). L’impressione è che le politiche di austerità in Italia, e in Europa in generale, hanno accentuato una recessione economica comunque già in atto, ma l’effetto sulla formazione del debito è stato del tutto marginale: in particolare l’Italia perde pezzi di Pil perchè non è più competitiva da molti anni e, quando il contesto economico si fa selettivo (austerity), i sistemi economici più deboli soccombono.

DEBITO E SALVATAGGI SOVRANI

Non può essere dimenticato che sull’incremento del debito hanno inciso anche le risorse messe a disposizione dei soccorsi finanziari a Grecia, Irlanda, Portogallo, banche spagnole e Cipro: nel solo 2012 l’Italia ha contratto debito per oltre il 2% del Pil a causa dei contributi salva-Stati (per la descrizione della ripartizione dei costi sopportati per i salvataggi si rimanda al post “Il conto dei salvataggi europei per l’Italia”).

Nel post “Debito pubblico: le banche al 50%, gli stranieri alla finestra, i privati vendono” si è visto che i salvataggi sovrani hanno ad oggi incidono per circa 50 miliardi di euro sull’accumulo del debito italiano, senza tener conto degli interessi nel frattempo corrisposti (molto superiori, specie nel 2011 e 2012, a quelli pagati da Germania e Francia).

CONCLUSIONI

In conclusione possiamo affermare che le cause primarie nella genesi del debito pubblico italiano sono sempre gli alti livelli dei tassi pagati dal Tesoro e il basso gettito fiscale, anche dal 2008 in poi.

A queste debolezze strutturali si è aggiunta negli ultimi anni la compartecipazione ai costi sostenuti per la difesa dell’Eurozona dagli attacchi speculativi. L’onere per la partecipazione ai salvataggi degli Stati di Eurolandia perderà comunque di consistenza entro il 2014, visto che ormai sono stati individuati in modo definitivo i contributi richiesti a tutti i paesi dell’Eurozona.

Ininfluente, sulla formazione del debito pubblico, l’esiguo sostegno al sistema bancario nazionale.

L’austerità fiscale non ha inciso direttamente sul debito, ma sulla riduzione del Pil, innestandosi in una evidente dinamica pregressa di crisi di crescita del prodotto interno. L’impatto dell’austerity ha riguardato al massimo il 2011/2012, ma è ragionevole ritenere che non sia stata la principale causa della contrazione del Pil italiano: il vero problema (nascosto mediaticamente ai cittadini dal feticcio dell’austerità imposta dall’Europa) è il crollo della competitività del sistema-Italia (si legga a tal proposito il post “Il declino dell’Italia (secondo Bankitalia”)).

Si rimanda al prossimo post, “Cosa sta facendo l’Italia per fermare la crescita del debito pubblico”, per verificare se negli ultimi anni sono state assunte misure per depotenziare i fattori che portano alla crescita automatica del debito pubblico italiano.

Post collegati:

Salvataggi bancari: finora oltre 5.000 miliardi dai contribuenti

Tremonti bond, Monti bond e la nazionalizzazione del Monte dei Paschi

Garanzia pubblica sulle obbligazioni private (delle banche)

L’unica possibilità del Monte dei Paschi per evitare la nazionalizzazione

Il conto dei salvataggi europei per l’Italia

Debito pubblico: le banche al 50%, gli stranieri alla finestra, i privati vendono

In Italia le tasse ufficiali sono al 44,7% del Pil, quelle reali più del 54%

Il fallace miglioramento della bilancia dei pagamenti: l’apparente successo della decrescita italiana

Il declino dell’Italia (secondo Bankitalia)

I numeri dell’evasione fiscale in Italia e in Europa

La tassazione sul patrimonio in Italia e in Europa

tag: http://www.economy2050.it/category/speciale-italia/debito-pubblico/

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Le principali cause storiche del debito pubblico italiano: poche entrate e troppi interessi

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Cosa sta facendo l’Italia per fermare la crescita del debito pubblico

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