DEBITO PUBBLICO: CHI PRESTA SOLDI AL TESORO ITALIANO? BCE E BANCHE

Il 2012 sta registrando la grande fuga degli stranieri dal debito italiano, sostituiti dalla BCE e dalle banche italiane (grazie alla BCE). Un debito così enorme mette a rischio gli obiettivi di bilancio a causa della componente minoritaria degli investitori internazionali.

La Banca d’Italia, nel supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica di metà luglio, ha pubblicato i dati aggiornati relativi al debito pubblico. Da segnalare, innanzitutto, il nuovo record assoluto raggiunto in maggio, a 1.966,3 miliardi di euro: 1.855  miliardi sono dello Stato, 111,3 riferibili alle amministrazioni locali. I titoli del debito pubblico in circolazione, la componente di debito cui si riferisce il famigerato spread, sono 1.625,7 miliardi. La crescita è di 17,1 miliardi su aprile, di 68,4 miliardi dal 31 dicembre 2011. L’aumento mensile è in parte attribuibile al fabbisogno di maggio (6,2 miliardi), ma principalmente alla ricostituzione delle disponibilità liquide detenute dal Tesoro (nel mese +8,3 miliardi, a 35,8). Poiché le disponibilità liquide del Tesoro presso la Banca d’Italia ammontano a 35,7 miliardi di euro, il debito effettivo al netto della liquidità ammonta a 1.930,5 miliardi (+8,7 miliardi rispetto ad aprile, +56,9 miliardi rispetto a dicembre 2011).

CHI FINANZIA L’ITALIA

Descritto per sommi capi l’andamento generale, noi di Economy2050 riteniamo sia oggi di particolare interesse la composizione dei detentori del debito italiano: in un periodo di scarsezza di liquidità (nei Paesi dell’Europa meridionale) e fiducia, è questo l’elemento essenziale per valutare la realistica capacità dell’Italia di rifinanziare i titoli in scadenza. Non a caso, come descritto nel post “La Spagna vicina al default. Finiti sogni e soldi”, il rischio più immediato corso oggi da Madrid è proprio quello della assenza di investitori disposti a prestarle denaro.

Nella seguente tabella riportiamo i dati più aggiornati relativi ai detentori del nostro debito sovrano.

Ripartizione per categorie di detentori del debito pubblico italiano (dati marzo 2012)

DEBITO COMPLESSIVO DETENUTOIN PERCENTUALEDEBITO DETENUTO IN BONDIN PERCENTUALE
BANCHE E ISTITUZIONI FINANZIARIE893.79545,92630.77639,13
PRIVATI (FAMIGLIE E IMPRESE)275.75114,17246.12215,27
BANCA D’ITALIA92.1034,7392.0445,71
TOTALE ITALIA1.261.64964,83968.94260,11
DETENTORI ESTERI684.76635,18668.83941,49
TOTALE DEBITO1.946.23501.611.960

Fonte: Banca d’Italia (in milioni di euro)

Prima di approfondire il significato dei freddi numeri due precisazioni. La tabella si riferisce al  marzo 2012, mese con dati disaggregati completi più recenti. Inoltre sono evidenziate le percentuali relative ai possessori di debito denominato in titoli, in quanto l’influenza dello spread e le necessità di rinnovo delle scadenze riguardano esclusivamente questa componente. Infatti il contagio debitorio provocato dalla speculazione può incidere direttamente solo sulla componente di debito rappresentata dai bond, quotati sui mercati.

BANCHE E ISTITUZIONI FINANZIARIE ITALIANE

Detengono il 39% del debito quotato e il 46% del debito complessivo: l’impegno delle banche a finanziare lo Stato è cresciuto notevolmente, visto che a fine 2010 era del 41% sul complessivo. La dinamica di acquisizione da parte degli istituti di credito è stata favorita dalle due operazioni straordinarie LTRO (prestiti della BCE a tre anni al tasso dell’1% e poi dello 0,75%), che hanno consentito di incrementare i bond in portafoglio di 87 miliardi tra il gennaio 2011 e l’aprile 2012 (ultimo dato disponibile) e di 96,6 miliardi l’esposizione complessiva verso il debito pubblico. Come evidenziato nel post Economy2050 “Le banche italiane prendono altri 80 miliardi netti dalla BCE”, il totale dei finanziamenti netti acquisiti dal nostro sistema creditizio grazie ai due LTRO è stato di circa 130 miliardi: i dati di Bankitalia mostrano che quasi 100 miliardi (fino ad aprile) di questi sono stati impiegati per sostenere il finanziamento del debito italiano, in pratica per sopperire all’azzeramento delle sottoscrizioni estere. Le banche hanno continuato a sottoscrivere in asta il debito italiano anche in maggio, giugno e luglio (il saldo dell’incremento dell’esposizione non è ancora disponibile).

E’ evidente che, almeno in Italia, i soldi facili erogati dalla BCE non sono serviti a salvare le banche né ad incrementare il credito concesso all’economia reale, ma ad evitare il default dello Stato.

PRIVATI (FAMIGLIE E IMPRESE)

La presenza degli investitori privati italiani sale: 14,2% sul totale (dall’11,5% del 2010), il 15,3% dei bond quotati. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Consob, oltre il 13% delle famiglie detiene titoli di Stato italiani. Anche la presenza radicata del folto popolo dei Bot-People ha fatto da argine alla fuga dei capitali esteri dall’Italia.

BANCA D’ITALIA E BCE

La quota di debito pubblico detenuta da Bankitalia è del 5,70% sul quotatoin forte aumento dal dicembre 2010 (26.400 miliardi circa). In questo caso è rilevante il dato dell’agosto 2011, mese in cui è iniziato il SMP (Securities markets programme), il programma di acquisto di bond sovrani sul mercato, terminato nel febbraio 2012. Da agosto Bankitalia ha incrementato i bond in portafoglio di 15,42 miliardi circa.

E’ necessario spiegare meglio la dinamica assunta dal SMP, per poter comprendere appieno il dato sui detentori esteri di bond italiani. In totale la BCE ha acquisito in sei mesi circa 213,5 miliardi di bond sovrani europei, ripartendo gli acquisti in modo disomogeneo tra le diciassette banche centrali dell’Eurozona (Eurosistema). I dati ufficiali certi non sono noti, ma già nei primi due mesi del SMP furono acquistati ben 70 miliardi (all’epoca si supponeva 50 miliardi puntati sull’Italia); a fine novembre, nel post Economy2050 “Oltre il 4% del debito pubblico italiano in mano alla BCE”, riferivamo di una stima di 80 miliardi impiegati per bloccare lo spread sui titoli italiani. Oggi gli addetti ai lavori ipotizzano in 100-110 miliardi circa la quota di debito italiano detenuto da Francoforte. Poiché la Banca d’Italia ha incrementato i titoli di Stato in portafoglio nel periodo agosto 2011 – febbraio 2012 di 15,42 miliardi, e ipotizzando che tutti gli acquisti del periodo siano rientrati nel SMP, circa 85-95 miliardi di titoli italiani sono depositati presso la BCE al di fuori dell’Italia (nelle statistiche risultano in mano a detentori esteri). Pertanto l’Eurosistema dovrebbe detenere circa il 5-6% del debito italiano quotato sul mercato, oltre al 5,70% di Bankitalia.

DETENTORI ESTERI

Possiedono solo il 35,20% del debito totale, ma ancora ben il 41,5% (apparentemente, come vedremo) del debito negoziato sul mercato. Dai dati risulta chiara la forte tendenza ad abbandonare i titoli di  Stato italiani: gli stranieri nel 2008 possedevano il 60% del debito italiano; nel 2010 detenevano il 50% dei bond in circolazione (44% del debito complessivo, 817,484 miliardi); nel maggio 2011 si è raggiunto il picco massimo dal 2010 (828,126). Proprio nel maggio 2011 iniziarono, con la sconfitta delle elezioni amministrative, gli scricchiolii nel Governo allora in carica, subito percepiti all’estero: oggi, dopo soli dieci mesi, gli investitori stranieri hanno ritirato ben 143.360 miliardi (poco meno del 20% della loro esposizione), di cui 47,1 miliardi tra gennaio e aprile 2012.

E’ tuttavia necessario segnalare che nella categoria dei detentori esteri sono compresi anche i contributi italiani ai Paesi europei sotto programma di salvataggio: la quota di competenza italiana delle erogazioni del fondo salva-Stati EFSF ammontava nel marzo 2012 a 16,4 miliardi (1% dei bond in circolazione). Da notare che il salvataggio dei Paesi euro in difficoltà finanziaria diviene debito pubblico al momento dell’erogazione degli aiuti: in maggio questa voce del bilancio pubblico era già salita del 50% circa, a 24,82 miliardi (e continuerà a crescere in corso d’anno).

I 668,839 miliardi imputati ai detentori stranieri, quindi, non sono tutti sul mercato: vanno depurati, rispetto al dato statistico aggregato fornito da Bankitalia, di quel 5-6% in portafoglio alla BCE tramite l’Eurosistema delle banche centrali e dell’1% di competenza l’EFSF: per cui in realtà la quota in mano agli investitori esteri veri (privati) era in marzo di circa 563,00 miliardi, circa il 35% dei bond negoziati sul mercato. L’andamento dello spread evidenzia che da allora vi sono state ulteriori vendite di Btp, specie negli ultimi due mesi: visto che gli italiani (banche e privati) sono acquirenti netti (e le banche centrali non vendono), sicuramente si è ridotta ulteriormente la quota degli investitori esteri privati: dal 35% di marzo, l’agenzia di rating Fitch stima che a fine maggio possano essere scesi al 32%.

Ad onor del vero nell’asta del BTP triennale di metà luglio si è registrata una “strana” domanda estera: ben il 54% dei 3,5 miliardi in collocamento (nei mesi precedenti la domanda era stata praticamente pari a zero), nonostante il declassamento di Moody’s del giorno precedente. La spiegazione, a nostro giudizio, è tecnica: la BCE ha azzerato il tasso sulla liquidità parcheggiata dalle banche a Francoforte (post Economy2050 “La BCE stimola l’economia europea (a piccoli passi)”) e i gestori delle tesorerie bancarie hanno deciso di puntare un chip anche sull’Italia (neanche 2 miliardi sui 484 ritirati dai forzieri della BCE subito dopo l’azzeramento del tasso), attratti dall’alto rendimento. Il ritorno di interesse dall’estero è una notizia positiva, ma non deve illudere: non si tratta di un ritorno di fiducia, ma di diversificazione di quote minime di portafoglio. Finchè il contesto europeo rimarrà in una situazione di stallo non si potranno registrare flussi esteri rilevanti in acquisto.

CONCLUSIONI

Alcune brevi considerazioni finali.

Il debito è cresciuto di 68,4 miliardi di euro nei primi cinque mesi dell’anno: di questi ben 24,82 miliardi sono dovuti ad aiuti a Paesi europei in difficoltà. Intanto lo stock si attesta al 123,5% del PIL e si avvicina pericolosamente alla soglia psicologica dei 2.000,00 miliardi di euro.

La liquidità fornita alle banche europee dalla BCE con il LTRO in Italia è stata quasi totalmente assorbita dal finanziamento al Tesoro, piuttosto che andare a sostenere l’economia reale. Quindi per consentire al sistema creditizio di portare sostegno a imprese e famiglie o si riduce il debito pubblico o la BCE aumenta la già ingente liquidità in circolazione: semplicemente le risorse del sistema finanziario italiano sono drenate dal debito pubblico (peraltro improduttivo), la cui dimensione è all’incirca pari al totale del credito concesso in Italia.

La Banca d’Italia e la BCE finanziano lo Stato italiano per oltre l’11% dei bond quotati sui mercati finanziari. Inoltre va considerato che almeno 100 miliardi del debito italiano sono stati sottoscritti grazie alla liquidità straordinaria fornita dalla BCE alle banche. In sostanza la BCE, direttamente o indirettamente, ha consentito il sostegno del debito italiano per almeno 200 miliardi di euro. Ricordiamo che, teoricamente, l’Eurotower non può finanziare (direttamente) gli Stati membri e che tale regola è stata di fatto aggirata: è palese che la Bundesbank ha qualche stilla di ragione quando lamenta che i Paesi finanziariamente deboli sono stati sostenuti ben oltre lo spirito dei trattati europei.

I tassi sul debito quotato vengono oggi determinati dalla componente estera privata, visto che BCE, EFSF e detentori italiani non stanno liquidando posizioni (e anzi le incrementano). Per cui l’Italia si trova nella situazione paradossale che la tenuta dei conti pubblici dipende dall’influenza che i detentori di “soli” 563 miliardi (in marzo, oggi meno) sui 1.625,7 collocati sul mercato sono in grado di esercitare: i tassi determinati dallo spread, poi, si applicano a tutto lo stock di debito in fase di rinnovo. Questo quadro fa sì che gli 80-85 miliardi di interessi al servizio del debito preventivati per il 2012 potrebbero essere facilmente superati: a quel punto, il Governo, per mantenere i conti pubblici in ordine, dovrà introdurre nuovi tagli o nuove tasse… Il meccanismo produce inoltre l’effetto perverso che un terzo circa degli interessi pagati vanno oltre i confini nazionali, ovvero si drenano risorse interne raccolte con l’imposizione fiscale per dirottarle all’estero.

Noi di Economy2050 siamo consapevoli che l’idea di riportare il debito nazionale in mani italiane è considerata arcaica e contraria alla libertà del mercato finanziario, ma oggi assistiamo alla crisi del debito italiano (e degli equilibri istituzionali nazionali) a causa dei detentori privati esteri. Abbiamo accettato tre finanziarie nel 2011 varate in buona parte per pagare interessi sul debito stratosferici determinati da soggetti stranieri. Probabilmente i tempi attuali abbisognano di un sistema finanziario più chiuso entro i confini nazionali, ma ben più solido.

Da quanto sopra, appare inevitabile che il debito vada ridotto in modo rapidissimo: per liberare risorse da destinare a impieghi produttivi, per ridurre il rischio di mancato rifinanziamento delle scadenze, per sterilizzare il potere di ricatto degli investitori esteri sui tassi e di conseguenza sul complesso dei conti pubblici.

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