ECONOMIA SOMMERSA E PIL: I DATI DELL’ISTAT

Cosa si intende per economia in nero? Evasione fiscale e contributiva, con l’esclusione del giro d’affari delle attività criminali. Le stime ufficiali sull’evasione fiscale sono state fornite dall’Istat nel (lontano) 2010.

L’economia sommersa è l’insieme di tutte le attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo ufficialmente osservato, ma che non sono state registrate e quindi regolarmente tassate: ovvero tutte quelle attività produttive che sfuggono per svariati motivi alla conoscenza del fisco. In realtà l’economia sommersa fa parte in un insieme più ampio di attività che sfuggono al fisco, definito “economia non osservata”. Onu ed Eurostat, congiuntamente, operano la seguente distinzione tra le componenti dell’economia non direttamente osservata:

  • sommerso economico:l’economia legale che sfugge alle rilevazioni della pubblica amministrazione per il mancato assoggettamento all’imposizione fiscale (sommerso d’impresa) e la mancata osservanza della normativa previdenziale e giuslavoristica (sommerso di lavoro); sono quindi quelle attività lecite che non vengono comprese formalmente nei dati ufficiali a causa dell’evasione fiscale e contributiva;
  •  economia criminale o illegale:riguarda la produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalle norme penali (traffico di droga, prostituzione, …) o esercitate senza adeguata autorizzazione o competenza (contrabbando, traffico d’armi, …);
  • economia informale: attività legali svolte su piccola scala o rapporti di lavoro basati su relazioni personali (lavoro domestico, volontariato, …); 
  • sommerso statistico: attività produttive legali non registrate per deficienze del sistema di raccolta delle informazioni statistiche (errori di rilevazione); 
  • carenza di prodotti: in tempo di guerra lo Stato impone prezzi non allineati con quelli praticati realmente (mercato nero).

In pratica, esistono tre Pil: quello fatto di dati statistici rilevati, quello sommerso e quello criminale. In teoria tutte le componenti dell’economia non osservata dovrebbero essere incluse negli aggregati di contabilità nazionale: molti Paesi effettuano una stima del sommerso nel calcolo del proprio Pil, ma escludono sempre l’inserimento nel Pil del fatturato delle attività criminali.

La distinzione fra evasione e crimine, pertanto, è fondamentale per avere una rappresentazione più precisa della realtà, ma anche stimare i recuperi possibili sulla parte di Pil evaso: è chiaro, infatti, che le attività illegali non sono mai recuparabili al fisco in quanto illecite, quindi non bisogna tenerne conto nelle stime di recupero futuro di gettito a seguito di misure di contrasto all’evasione fiscale. E’ parimenti necessaria la stima specifica del fatturato delle organizzazioni criminali per meglio tarare le politiche attive di lotta all’illegalità (e per fare previsioni su quanto potrebbe essere riportato entro parametri legali con eventuali modifiche delle norme penali).

LE RILEVAZIONI ISTAT

In Italia l’Istat si occupa ufficialmente di stimare il sommerso e lo somma alle rilevazioni contabili nazionali: si ottiene così il Pil ufficiale. Le valutazioni dell’Istat si basano su stime che comprendono alcune correzioni alle cifre statistiche rilevate: la metodologia utilizzata dall’Istat risponde ai parametri internazionali in materia (dettati da Banca Mondiale, Fmi, Ocse, Onu e Ue), tanto da essere stata suggerita dall’Eurostat anche agli altri membri Ue, almeno come parametro comparativo nel caso venissero impiegati differenti criteri statistici.

L’approccio dell’Istat, seppur giudicato statisticamente valido, ha dei limiti pratici: non consente di stimare la perdita potenziale di gettito derivante dall’elusione e da frodi fiscali (quindi non fornisce dati utilizzabili nel contrasto all’elusione), né di ricostruire l’ammontare di imponibile non dichiarato con riferimento a specifiche imposte (stima il Pil in nero, non l’aliquota effettiva media non pagata su quel Pil). Non si può poi dimenticare che le stime sono basate su misure indirette dell’evasione, soggette ad ampie fluttuazioni statistiche. Inoltre viene esclusa la rilevanza del canale estero, assumendo implicitamente che l’evasione sia un fenomeno con ricadute quasi esclusivamente interne, in quanto riguardante imprese di piccole dimensioni e quindi scarsamente internazionalizzate (probabilmente si sottostima il deflusso di capitali all’estero).

L’Istat ha pubblicato i suoi calcoli sul sommerso in Italia in un documento del 2010, in cui ha stimato il sommerso in una forchetta tra il 16,3 e 17,5%, in riferimento a dati del 2008. Il dettaglio dell’evasione era indicato nel 32% nel settore agricolo, 12,4% nell’industria e 20,9% nei servizi. Nel 2008, quindi, il sommerso economico era compreso tra un minimo di 255 ed un massimo di 275 miliardi di euro (link  http://www3.istat.it/istat/audizioni/220710/Allegato1.pdf). Ufficialmente, quindi, in Italia l’economia sommersa si attestava nel 2008 indicativamente al 17% del Pil: questo dato fa sì che l’incidenza del sommerso italiano risulti significativamente maggiore rispetto agli altri Paesi sviluppati, in particolare in ambito Ocse.

Impressiona verificare che su un argomento di sensibilità pubblica così elevato come l’evasione fiscale l’analisi ufficiale più recente risale all’anno fiscale 2008. Nel frattempo, vista la crisi profonda in cui è piombata l’economia italiana, cosa sarà successo?

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