GLI STATI UNITI SBRICIOLANO IL SEGRETO BANCARIO SVIZZERO (SOLO PER I CITTADINI AMERICANI) - Economy 2050

GLI STATI UNITI SBRICIOLANO IL SEGRETO BANCARIO SVIZZERO (SOLO PER I CITTADINI AMERICANI)

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L’amministrazione americana è riuscita a piegare le resistenze svizzere sul segreto bancario: i contribuenti statunitensi oggi sono nudi di fronte al fisco. In corso la trattativa per limitare le richieste di danni alle banche elvetiche. I tempi sono diventati duri per i paradisi off-shore

Tempi duri per il segreto bancario elvetico, sempre più stretto in un angolo angusto: sarà un brutto risveglio quello del 2012 per i contribuenti americani che avevano depositato i soldi in Svizzera.

La più antica delle banche private svizzere, la Clariden Leu Ag, da alcuni giorni ha iniziato ad informare le migliaia di propri clienti statunitensi che nel caso di richieste specifiche, la titolarità dei loro conti e le rispettive movimentazioni saranno integralmente svelati e trasmessi alle autorità che ne facciano richiesta, basandosi sulla semplice ipotesi del coinvolgimento dei titolari nel reato di evasione fiscale. Di fatto salta il concetto stesso di segreto bancario. Clariden Leu non è una banca marginale nel panorama elvetico, e non solo per il blasone storico: secondo il suo ultimo bilancio, custodisce all’incirca 80 miliardi di euro,in parte anche in gestione.

Lo strappo dell’istituzione bancaria elvetica non è un’iniziativa estemporanea e autolesionista, ma s’innesta nell’ambito di un lungo percorso negoziale che vede di fronte Berna e Washington dal 2008. Addirittura nel 2009 il Governo americano intimò, anche con una certa ruvidezza, al colosso UBS di consegnare le liste degli evasori fiscali che avevano trovato riparo nelle protettive leggi svizzere.

L’inizio della guerra degli Stati Uniti alla riservatezza elvetica risale ad un documento della Commissione finanze del Senato USA che, nel 2008, prendeva atto degli oltre 100 miliardi di dollari di tasse e imposte evasi annualmente utilizzando conti off-shore. Il Senato americano (istituzione centrale nella gestione delle relazioni estere statunitensi, anche per le questioni fiscali) giudicò tali cifre inammissibili e decise di operare al fine di assoggettare in tutti i modi questi capitali a tassazione. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, Obama, raccolse l’invito e da allora opera di conseguenza. Oggi, dopo poco più di due anni, il Dipartimento della Giustizia di Washington ha vinto la sua crociata. La primo segnale tangibile della fine del segreto bancario elvetico (verso gli Stati Uniti) è datato 23 gennaio 2012, giorno in cui è scaduta la prima richiesta trasmessa a un campione di 11 banche svizzere (tra cui Clariden Leu).

Oggi, infatti, è sufficiente che l’ufficio speciale del Dipartimento di Giustizia che si occupa di perseguire anche oltreconfine i reati fiscali e finanziari di maggior rilievo inoltri la richiesta ad una banca elvetica, con la specifica indicazione del reato di evasione fiscale su cui verte l’indagine. La banca dovrà (o dovrebbe, a meno di ravvisare errori formali o procedurali) trasferire immediatamente nomi e movimenti riguardanti i conti e i titoli del  cittadino statunitense oggetto di accertamento. Ciò che conta è che nomi, dati e somme movimentate dai clienti saranno trasmessi a semplice richiesta direttamente alla Giustizia fiscale statunitensesenza possibilità di opporre eccezioni, e con la sola possibilità, per la banca, di avvisare il cliente di un’indagine federale in corso sul suo conto (proprio ciò che Clariden Leu ha fatto).

Gli USA non si fermeranno: sembra che i contribuenti statunitensi che, sin dal 2000, hanno utilizzato la piazza finanziaria elvetica e sospettati di evasione o elusione al fisco statunitense siano alcune decine di migliaia: su tutti verranno comunque richiesti i dati.

Ma gli Stati Uniti si sono spinti anche oltre: l’informativa obbligatoria dovrà riguardare anche i nomi dei  dipendenti bancari generalmente esperti e super-consulenti finanziari, che hanno di fatto assistito i contribuenti americani con l’intento di frodare il fisco. Insomma, sia gli evasori, che i gran suggeritori bancari esperti in materia fiscale, dovranno sedere di fronte nei tribunali statunitensi, alla pari, entrambi responsabili di danni erariali.

Su quest’ultimo punto da mesi gli inviati dell’Amministrazione finanziaria statunitense (in particolare dell’Agenzia delle Entrate, l’Irs) e le autorità elvetiche sarebbero alla ricerca di un accordo che eviti l’avvio di centinaia forse migliaia di processi. La soluzione di parte svizzera sarebbe la definizione di un  quantum pecuniario che ogni istituto coinvolto sarebbe chiamato a rifondere al Tesoro, al Dipartimento di Stato, all’Agenzia delle Entrate e, per finire, al Dipartimento di Giustizia statunitensi (i soggetti pubblici statunitensi coinvolti a vario titolo). Naturalmente, le informazioni sui contribuenti americani, in caso di accordo, sarebbero trasmesse con il pagamento delle sanzioni concordate.

Pertanto, è chiaro come non sia più in discussione la fine della riservatezza bancaria tra Svizzera e Stati Uniti, evento ormai assodato, ma piuttosto i danni che potrebbe essere chiamato a pagare l’intero sistema bancario elvetico.

Che di recente i tempi fossero mutati lo avevano compreso un po’ tutti i Paesi coinvolti nei vorticosi torrenti dei capitali off-shore internazionali. In un periodo di famelica ricerca di gettito da parte di tutti i Paesi industrializzati si sono intensificate le pressioni internazionali per stanare gli evasori; e sono cominciati i guai per gli Stati che fino ad oggi hanno prosperato sulla torbidezza dei flussi finanziari. La Svizzera non fa eccezione, anzi: nelle banche elvetiche è racchiuso oltre il 27% dei depositi off-shore (c’è chi dice addirittura il 33%: in un campo così riservato le stime sono molto approssimative). Tanto successo è sicuramente merito dell’efficienza e delle capacità svizzere; ma di certo anche frutto tangibile di quel segreto bancario oggi in via di superamento (vedi anche post Economy2050 “La fine del segreto bancario svizzero?).

Il rinnovato vigore della lotta al riciclaggio dei capitali trae la sua forza anche dall’osservazione di cosa abbia prodotto la finanza senza regole imperante negli anni duemila: la crisi finanziaria iniziata nel 2008 ha mostrato con efficace crudezza quali sono i danni che un sistema finanziario senza freni e controlli può causare all’economia reale. Da qui la lotta internazionale all’opportunismo finanziario di cui la repubblica elvetica è (dati i numeri in ballo) la più alta espressione. Oggi la tolleranza internazionale verso questi comportamenti è finita.

In questo contesto gli Stati Uniti hanno preteso e ottenuto (grazie al loro peso politico ed economico) la piena libertà di accesso agli archivi bancari elvetici; e la comunità internazionale ha imposto il rispetto del principio di reciprocità nello scambio delle informazioni bancarie (vedi post Economy2050 “La fine del segreto bancario svizzero?”), costringendo la Confederazione a depotenziare la tradizionale riservatezza modificando la legge bancaria.

Berna, con il suo trattamento di favore per i “rifugiati fiscali” di ogni dove, deve buona parte del suo benessere proprio all’attrazione di queste ingenti risorse a discapito dell’economia nazionale di altri Stati, tra cui principalmente l’Italia. Ma la crepa introdotta da Washington e dalla comunità internazionale nel rassicurante e ovattato silenzio (bancario) svizzero potrebbe ben presto trasformarsi in una travolgente valanga, per chi da decenni rappresenta lo snodo finanziario principe della ricchezza globale, indifferente alle religioni, alle etnie e alle provenienze con le quali i tesori che vi affluiscono si caratterizzano. Del resto pecunia non olet. Tutti capitali alla ricerca di un unico, sempre più raro, requisito: la riservatezza.

Poiché la maggior parte dei capitali off-shore detenuti in Svizzera sono di origine europea, forse l’UE dovrebbe riflettere sul successo dell’azione americana e comportarsi di conseguenza (vedi post Economy2050 “L’UE e gli accordi Rubik con laSvizzera”).

Antistar

Posted by on 14 febbraio 2012. Filed under Svizzera. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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