L'INPS PERDERA' 10 MILIARDI NEL 2013: BRUCIATI 26 MILIARDI (SU 41) DI PATRIMONIO IN DUE ANNI - Economy 2050

L’INPS PERDERA’ 10 MILIARDI NEL 2013: BRUCIATI 26 MILIARDI (SU 41) DI PATRIMONIO IN DUE ANNI

InpsIl bilancio di previsione dell’Inps conferma numeri allarmanti: perdite per quasi 10 miliardi e patrimonio che passa in due anni da 41 a 15,4 miliardi. Urgono provvedimenti per far fronte al buco patrimoniale causato dalla fusione con l’Inpdap, avvenuta nel 2012.

A fine febbraio è stato approvato il bilancio previsionale 2013 dell’Inps, che ha reso pubblici i numeri (quasi definitivi) del bilancio 2012 e quelli attesi per l’anno in corso. La lettura dei dati è allarmante per l’intero sistema previdenziale pubblico italiano.

I NUMERI DEL BILANCIO INPS

Si deve premettere che i numeri del bilancio preventivo Inps sono da considerarsi provvisori, in quanto determinati sulla base della nota di aggiornamento al Def 2012 e della legislazione vigente al 30 settembre scorso: questo significa che i conti sono stati impostati in base del quadro macroeconomico nazionale dell’autunno scorso (allora il Pil italiano era dato in discesa nel 2013 del -0.2%, oggi siamo ad almeno -1%) e non tengono conto della legge di stabilità. Pertanto il bilancio di previsione non tiene conto di risparmi sulle spese di funzionamento Inps per 240 milioni imposti per legge, né delle maggiori spese per finanziare la terza platea di esodati.

Il bilancio di previsione 2013 attesta ben 9,714 miliardi di euro di disavanzo economico di esercizio, con un incremento di 739 milioni rispetto al disavanzo economico di 8,975 miliardi atteso per il 2012; per effetto del risultato economico di esercizio, il patrimonio netto dell’Inps al 31 dicembre 2013 è previsto pari a 15.416 milioni di euro. Ancora più pesante è il disavanzo finanziario di competenza, quello che tiene conto anche dell’utilizzo dei fondi: tocca quota 10,721 miliardi di euro con un balzo di 2,762 miliardi rispetto al disavanzo di 7,959 attribuito al 2012.

Le entrate contributive nel 2012 dovrebbero essersi attestate a 211,846 miliardi e si incrementeranno dello 0,9% (1,916 miliardi, a 213,762 miliardi) alla fine dell’anno in corso. Le uscite per prestazioni istituzionali nel 2012 dovrebbero attestarsi sui 296,405 miliardi e saliranno di 6,672 miliardi (+2,3% a 303,077); in particolare la spesa per prestazioni pensionistiche risulta pari a circa 261,333 miliardi nel 2012 ed è attesa a 265,877 miliardi nel 2013 (incremento di 4,544 miliardi, +1,7%). Balza all’occhio come le entrate previdenziali (+0,9%, 211 miliardi) abbiano una dinamica insufficiente a coprire le uscite per prestazioni pensionistiche (+1,7%, 265 miliardi).

L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO (CON MOLTA PREOCCUPAZIONE)

Insomma, il bilancio dell’Inps evidenzia una situazione di forte stress da tutti i punti di vista: patrimoniale, economico, finanziario e prospettico. Infatti il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps (Civ), pur approvando il bilancio di previsione, nella sua relazione ha ribadito la necessità di sottoporre a “un attento monitoraggio” tutti i fondi e le gestioni amministrati dall’Inps che presentano consistenti disavanzi economici con effetti negativi sul saldo generale del bilancio dell’Istituto. Peraltro l’organo di indirizzo e controllo ha esortato l’Inps ad aggiornare al più presto i bilanci tecnici delle singole gestioni previdenziali (in cui è suddivisa l’operatività dell’ente) e a valutare quanto prima la sostenibilità prospettica (una sorta di due diligence interna straordinaria), informando dei risultati i ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia), per consentire di valutare “gli eventuali e opportuni interventi correttivi”. Insomma il Civ, pur approvando il bilancio preventivo, ha sollevato seri dubbi sulla sostenibilità del sistema previdenziale italiano e ha sollecitato, sulla base di numeri e proiezioni concreti che l’Inps dovrà fornire, i ministeri competenti ad intervenire. L’Inps aveva in programma di realizzare un bilanci tecnico con proiezione trentennale nel 2014, data di presunta conclusione del piano di incorporazione Inpdap.

L’approvazione del bilancio previsionale è stata combattuta, come dimostra il fatto che non sia avvenuta, contrariamente alla prassi, all’unanimità: hanno votato contro i due rappresentanti della Uil, che chiedono (da mesi) che non vengano confusi i patrimoni di Inps ed ex Inpdap. La Uil con il suo no (politico) ha voluto evidenziare pubblicamente come a due anni dall’incorporazione dell’Inpdap il patrimonio del nuovo Inps sia sceso di ben 26 miliardi di euro: secondo la sigla confederale, peraltro, il disavanzo ex-Inpdap sarà sempre più in crescita a causa del blocco del turn-over nel pubblico impiego e per il peggioramento del rapporto occupati/pensionati. In sostanza la Uil lamenta la mancanza di adeguate soluzioni per ripianare il debito ex-Inpdap e la pericolosissima deriva che stanno assumendo i conti dell’Inps.

IL MATRIMONIO FRA INPS E INPDAP

Noi di Economy2050 condividiamo in pieno le perplessità dalla Uil espresse in seno alla Civ e, francamente, non comprendiamo per quale motivo solo una parte sociale si sia rifiutata di firmare il preventivo 2013 dell’Inps.

Nel post “L’Inpdap e il buco da 10 miliardi portato nell’Inps” abbiamo evidenziato come l’ex gestione previdenziale dei dipendenti pubblici abbia portato in dote al cosiddetto SuperInps ben 10,2 miliardi di patrimonio negativo, cui vanno aggiunti 5,8 miliardi di passivo per la gestione 2012: un buco di dimensioni tali da destabilizzare in prospettiva i conti dell’ormai unico ente di gestione della previdenza pubblica in Italia. Il patrimonio dell’Inps a fine 2011 (quando ancora ente previdenziale dei soli lavoratori privati, prima della fusione con l’Inpdap) era di 41 miliardi, a fine 2013 (trasformato in ente previdenziale dei lavoratori privati e pubblici) è atteso a 15,4 miliardi! Nello stesso post abbiamo riportato l’allarme della Corte dei Conti sullo squilibrio strutturale dell’ex-Inpdap, tale da assorbire in pochi anni l’intero patrimonio Inps. Ribadiamo: come hanno fatto le parti sociali in rappresentanza dei lavoratori privati a firmare il documento di previsione ci sfugge.

Peraltro nel post “Nell’Inpdap debito pubblico occulto per 30 miliardi” abbiamo descritto che il buco Inpdap è dovuto al mancato versamento da parte degli enti pubblici dei contributi previdenziali per i loro dipendenti e il meccanismo contabile che, con la fusione Inps-Inpdap, di fatto occulta debito pubblico per circa 30 miliardi (stima dei mancati versamenti contributivi pubblici). Il problema è che se il settore pubblico non versa i suoi contributi, la solidità patrimoniale dell’Inps (patrimonio accumulato grazie ai soli lavoratori privati) presto verrà messa in forse dallo squilibrio pensionistico dei dipendenti pubblici. SuperInps corre il rischio che i mancati versamenti del settore pubblico prima o poi vengano sanati per legge e quindi i buchi patrimoniali e gli squilibri economici Inpdap vengano ripianati grazie ai versamenti pregressi effettuati dai lavoratori privati (cosa che già sta accadendo in termini di bilancio).

CONCLUSIONI

I conti dell’Inps sono trascinati a fondo per effetto dell’incorporazione dell’Inpdap, avvenuta ad inizio 2012: i buchi portati in dote stanno rivelando un impatto dirompente.

Riteniamo essenziale che lo squilibrio strutturale dell’ex-Inpdap (che verrà sicuramente aggravato in futuro dal dimagrimento degli organici pubblici) sia colmato quanto prima e tutto a carico del settore pubblico, che di fatto da anni si sta comportando alla stregua di un evasore contributivo. A nostro giudizio è necessario innanzitutto cancellare la legge che consente agli enti pubblici di non versare integralmente i contributi per i propri dipendenti; andrebbe poi previsto anche un piano pluriennale di pagamento da parte degli enti pubblici dei contributi arretrati non versati (anche se questo farà forse aumentare il debito pubblico), come andranno verificati gli importi  effettivamente  versati dalle amministrazioni pubbliche (infatti vi è il sospetto che le quote comunque da versare a carico degli enti pubblici siano errate per difetto). Si potrebbe cogliere l’occasione per fare chiarezza sul funzionamento dell’Inps che, come suggerito con un certo allarme dalla Corte dei Conti (post “Per la Corte dei Conti l’Inps è da riformare (o rifondare?)”), avrebbe bisogno di una radicale ristrutturazione operativa/organizzativa e i cui conti (a prescindere dall’effetto ex-Inpdap) presentano comunque criticità potenzialmente preoccupanti. In effetti forse qualche miglioria sarebbe opportuna per un ente che non conosce in tempo reale l’andamento della gestione tecnica dei singoli fondi previdenziali amministrati (la Civ ha chiesto espressamente tali dati), ovvero non ha contezza del dato più rilevante della propria gestione caratteristica.

Un’osservazione finale: Inps ed Inpdap sono stati fusi, come visto con effetti contabili disastrosi, in quanto dall’unificazione delle gestioni e delle strutture erano attesi risparmi per alcune centinaia di milioni. In realtà, dopo oltre un anno, gli interventi che avrebbero consentito i tagli di spese più consistenti (gestione unica degli immobili e razionalizzazione del personale) non sono ancora partiti, vuoi per i ritardi nell’emanazione dei decreti attuativi, vuoi per le resistenze burocratiche interne. E’ curioso osservare che i benefici della fusione tardano a manifestarsi, il dissesto nei conti procede a grandi passi. Senza che foglia si muova sull’uno e sull’altro versante.

Post collegati:

L’Inpdap e il buco da 10 miliardi portato nell’Inps

Nell’Inpdap debito pubblico occulto per 30 miliardi

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La riforma previdenziale e il (possibile) esproprio dei contributi silenti

Antistar

Posted by on 25 marzo 2013. Filed under Debito Pubblico, Italia, Primo Piano, Riforma previdenziale e lavoro. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 Responses to L’INPS PERDERA’ 10 MILIARDI NEL 2013: BRUCIATI 26 MILIARDI (SU 41) DI PATRIMONIO IN DUE ANNI

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  7. sequestro dei beni dello stato che a permesso tutto questo!!!
    sequestro totale dei beni agli evasori!!
    esilio per la classe politica corrotta !!via fuori dai c…..ni senza un euro
    e sequestro dei beni come si fa ai mafiosi
    e l’inps metterla SOTTO UN ORGANO PRIVATO POPOLARE
    senza interferenza statale
    e salvaguardare gli esodati e aiutare con seri sgravi fiscali alle aziende per 4-5-6 anni gli over50 e giovani DISOCCUPATI senò sono C…I
    non è più tempo di belle parole diplomatiche
    che loro nei mostri confronti non si riparmiano ci vorrebbe
    la famosa prigione di ACATRAZ per questa classe politica!!

    guglielmo
    11 ottobre 2013 at 12:45
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