IN ITALIA L’ENERGIA ELETTRICA PIU’ CARA AL MONDO (PER LE PMI)

Negli ultimi dodici mesi le pmi italiane hanno subito il maggior rincaro mondiale nel costo dell’energia, che va ad aggiungersi a tariffe già molto più alte che all’estero. Le cause sono molteplici e strutturali: fra queste la gestione degli incentivi sulle fonti rinnovabili fallimentare sul piano economico

IN ITALIA LE TARIFFE PIU’ ALTE

La società internazionale di consulenza, ricerca e analisi energetica Nus ha elaborato recentemente un rapporto dal quale emerge che nell’ultimo anno per le imprese italiane si è registrato il maggior incremento mondiale del costo dell’energia elettrica: il 18,4%! Il rincaro si è aggiunto a tariffe anche in precedenza fuori mercato, visto che già il sistema produttivo italiano mediamente pagava un 20% in più della media europea. Il risultato finale è che il costo dell’energia elettrica per le piccole e medie imprese italiane è il più caro al mondo, come riportato nella seguente tabella:

Costo dell’elettricità in Italia (fornitura da 1 mw – consumi 450 mwh/mese per 5.400 ore annue)

PAESECOSTO (eurocent/kwh)PAESECOSTO (eurocent/kwh)
ITALIA16,27AUSTRIA8,89
GERMANIA12,18POLONIA7,48
PORTOGALLO10,96SUD AFRICA7,34
SPAGNA10,87USA7,15
GRAN BRETAGNA10,01FRANCIA7,04
BELGIO9,59FINLANDIA6,95
AUSTRALIA9,39SVEZIA6,39
OLANDA9,07CANADA6,1

Fonte Nusconsulting

Gli incrementi della bolletta sono dovuti a un insieme di fattori.

COSTO DEL GAS

Innanzitutto è cresciuto il costo della materia prima, il metano, che ormai alimenta circa il 50% della produzione elettrica nazionale. Peraltro la circostanza è peculiare del contesto italiano: a livello internazionale i prezzi si contraggono a causa della recessione e dell’eccesso di offerta, in Italia il prezzo aumenta. In pratica all’estero la sensibile diminuzione del costo del gas avvantaggia consumatori e imprese, da noi no. Responsabile di questa assurda caratteristica italiana è di certo la insufficiente apertura concorrenziale del mercato del gas, cosa a cui il Governo ha iniziato a porre rimedio con alcune misure sulle liberalizzazioni(scorporo di Snam da Eni) e sullo sviluppo (agevolazioni per impianti di stoccaggio).

Inoltre va ricordato che la modalità di approvvigionamento via gasdotto adottata da decenni in Italia si è rivelata un boomerang enorme: il gas viene importato con la clausola take or pay, che garantisce ai fornitori un certo prezzo parametrato a quello del petrolio e obbliga l’acquirente a ritirare in ogni caso un quantitativo minimo prestabilito di gas. Questa clausola garantiva, in passato, sia la determinazione dei prezzi in modo automatico che la certezza delle forniture energetiche all’Italia. Fatto sta che oggi a livello mondiale il prezzo del gas è crollato (vedi tag Economy2050 “Il prezzo del metano in Italia”), ma per l’Italia no, visto che il prezzo del petrolio non è crollato e che i quantitativi minimi da pagare sono diventati superiori a quanto consumato (si paga anche ciò che non si brucia). E la beffa è che negli ultimi anni più volte, unilateralmente, i fornitori hanno bloccato in certi periodi le forniture: il risultato è che l’Italia paga il gas più di altri Paesi senza avere neanche la certezza dell’approvvigionamento, che invece altrove è garantita  da importazioni tramite navi metaniere e rigasificatori…

SQUILIBRI INDOTTI DALLE AGEVOLAZIONI ALLE RINNOVABILI

Ma altrettanto responsabile del caroenergia italiano è la “allegra” gestione degli incentivi alle fonti rinnovabili definiti negli scorsi anni: un meccanismo studiato con superficialità che oggi sta dando grandi risultati in termini ambientali e di bilancia commerciale, ma sta rendendo insostenibile la bolletta energetica in modo strutturale.

Il sistema di agevolazione attuato incide sulle bollette per due vie principali. In primo luogo il costo delle agevolazioni è stato posto a carico di tutti gli utenti (formalmente concesse dallo Stato, sostanzialmente pagate da famiglie e imprese). Questo meccanismo, diretto e immediato, comporta ormai un aggravio complessivo annuo di 6-7 miliardi di euro, che vengono contabilizzati nella voce oneri di sistema (vedi tabella sotto). Non a caso gli oneri di sistema hanno registrato un incremento del 61% in un solo anno (quello del boom del fotovoltaico, che non è terminato nel 2011), giungendo ad incidere mediamente per quasi un quinto sul totale della fattura elettrica e per oltre il 25% sulle pmi (caso sotto riportato in tabella). Secondo l’Autorità per l’energia elettrica per l’utente domestico  tipo (che è più tutelato delle pmi) gli oneri di sistema rappresentano comunque il 16,5% del totale della bolletta (tasse incluse): gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3) sono il 90,83% degli oneri di sistema, di cui ben l’86,8% è generato dagli incentivi alle fonti rinnovabili in senso stretto.

Il secondo effetto delle rinnovabili è nascosto, ma micidiale: infatti la legge dispone che l’energia rinnovabiledeve essere ritirata prioritariamente dal gestore della rete elettrica, per cui se c’è un eccesso di produzione, questo rimane tutto a carico delle centrali elettriche a combustibili fossili. Misura condivisibile sul piano ambientale, ma devastante su quello economico, specie in un periodo di contrazione dei consumi elettrici e di espansione assoluta della produzione rinnovabile: il risultato è che oggi il 40% dell’energia prodotta da centrali tradizionali non viene venduta, decine di turbogas (impianti flessibili, che possono essere fermati se non serve produzione) funzionano 1.800 ore annue, anziché le 4.000 ottimali. E soprattutto il prezzo del kwh alla borsa elettrica non scende, perchè porterebbe fuori mercato troppi produttori tradizionali (chiudere una centrale elettrica è costosissimo e nessuno lo vuole). In pratica l’improvviso (in meno di due anni) e ingombrante exploit delle rinnovabili, non governato da una legislazione efficace, ha creato da un lato un prezzo elettrico minimo sotto il quale il mercato non scende (circa il doppio di quello francese), ma ha bloccato anche tutti gli investimenti in nuove centrali più efficienti di quelle attuali. Il tutto riuscendo ad aumentare le bollette anche in modo diretto…

ALTRE CAUSE DI RINCARO

Anche l’efficientamento della rete elettrica ha il suo impatto in bolletta. Il potenziamento delle infrattutture attuato da qualche anno da Terna va a pesare sui costi di per il dispacciamento (+36,2%) e trasporto (20,3%), in misura non lieve. Questi incrementi, peraltro, in gran parte sono dovuti all’esplosione degli impianti da fonti rinnovabili: la priorità nell’utilizzo del fotovoltaico e dell’eolico comporta soluzioni tecniche e di gestione della rete costose.

Infine pure gli oneri fiscali sono cresciuti, di un “lusinghiero” 34,4% in dodici mesi.

RIPARTIZIONE DEGLI AUMENTI

Il Nus ha elaborato una tabella dell’incidenza dei vari fattori alla base dei rincari, specificando di aver utilizzato come utenza tipo un’impresa di dimensioni medio-grandi, con fornitura elettrica in base ad un contratto bilaterale a prezzo fisso invariabile per tutto il periodo contrattuale di 12 mesi con decorrenza 1 giugno 2012 (prezzi fissati nell’aprile scorso).

Tale specifica è fondamentale, in quanto, come descritto nel post Economy2050 “Alcoa e le altre: il peso delle tariffe energetiche sulle aziende”, le grandissime aziende per consumi elettrici sono poste al riparo dai costi che le altre imprese e i consumatori devono sostenere. Del resto, anche le famiglie e le piccole impreseancora vincolate ai contratti di maggior tutela, l’impatto è stato tutto sommato sopportabile: l’Autorità per l’energia elettrica ha contenuto l’adeguamento trimestrale delle tariffe a circa il +6% per l’elettricità.

Quindi solo nei confronti delle aziende con contratto libero (negoziato prevalentemente con condizioni economiche su base annuale) l’energia elettrica è schizzata al +18,4%, mentre il gas è salito solo del +2,7% rispetto a un anno fa (ma, lo ripetiamo, rispetto ad un mercato internazionale con prezzo crollati). In Italia, pertanto, si è registrato negli ultimi dodici mesi il maggior incremento mondiale del costo dell’energia elettrica sul mercato libero; risultiamo solo sesti (al mondo) per il rincaro del gas.

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