I Numeri dell’Evasione Fiscale in Italia e Europa

L’evasione ed elusione fiscale europea è stimata in almeno 1.000 miliardi di euro annui; l’Italia è il grande paese con maggior percentuale di frodi fiscali rispetto al Pil. La distribuzione territoriale fa ritenere che l’economia meridionale riesce a sopravvivere solo perché  non paga le imposte.

Nel settembre 2012 il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, in audizione alla commissione Finanze della Camera, confermava l’azione di contrasto all’evasione fiscale in corso in Italia: a poco più di due mesi dalla fine dell’anno Befera forniva l’obiettivo del recupero fiscale per il 2012 a circa 13 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 12,7 del 2011.

In realtà l’ultima parte dell’anno non ha portato i risultati sperati, tanto che l’evasione accertata nel 2012 sembra si sia attestata sui 12,5 miliardi (il dato non è ancora ufficiale). Il calo è sicuramente dovuto alla crisi economica e forse ad un allentamento dell’attività di accertamento (anche a causa del minore impulso fornito da un governo dimissionario), ma anche al fatto che il 2011 è stato l’anno dei grandi patteggiamenti: Bosch aveva patteggiato un versamento di 300 milioni di euro (evasione contestata 1,5 miliardi), Monte dei Paschi aveva versato 260 milioni (cartella di 1,08 miliardi), Banca Intesa 250 milioni, Banca Popolare di Milano 186 milioni, Unicredit 99 milioni. I casi più eclatanti, che sembrano non essersi ripetuti nel 2012 e che avevano portato almeno 1,5 miliardi di euro nelle casse dello Stato come sanatoria per gli anni precedenti, sono la palese dimostrazione che l’evasione va ricercata a tutti i livelli, ma i numeri veri si nascondono dietro le grandi società, piuttosto che nelle pur molto numerose attività di piccolo cabotaggio. Se i dati ufficiali confermassero che nel 2012 le cifre recuperate dai grandi patteggiamenti risultano inferiori a quelle del 2011, sarebbe chiaro che  l’attività di contrasto si è concentrata maggiormente sul territorio (risultando più efficace nell’anno precedente) e non sulle imprese di grandi dimensioni e con propaggini operative all’estero. Sarebbe questa politica, probabilmente, la causa vera del minor gettito prodotto.

LA DISTRIBUZIONE DELL’EVASIONE IN ITALIA

A quanto ammonta il giro d’affari delle frodi fiscali in Italia? Nei post “Economia sommersa e Pil: i dati dell’Istat” e “Alcune stime sul sommerso in Italia” sono riportate le valutazioni più accreditate oggi circolanti in Italia. Il presidente della Corte dei Conti, nello scorso ottobre in audizione alla commissione Finanze del Senato, indicava la cifra di 180 miliardi di euro annui, citando dati Ocse. La stima fornita dalla Corte dei Conti è quella che di solito viene attribuita all’Italia a livello internazionale.

E’ interessante osservare la distribuzione territoriale dell’evasione: nell’aprile 2012 l’Uif (Unità di Informazione Finanziaria) ha pubblicato un documento a proposito, che riportiamo nella seguente tabella.

Evasione media ogni 100 euro di imposta versata

REGIONEEURO EVASI OGNI 100 VERSATIREGIONEEURO EVASI OGNI 100 VERSATI
MOLISE64,47V. D’AOSTA34,15
BASILICATA64,47MARCHE34,15
PUGLIA60,71UMBRIA34,15
CAMPANIA59,77PIEMONTE29,52
SICILIA56,86LOMBARDIA27,99
CALABRIA52,7TOSCANA27,76
SARDEGNA47,81EMILIA R.27,73
ABRUZZO41,73VENETO24,26
FRIULI V.G.37,4LIGURIA23,05
LAZIO36,36TRENTINO A.A.20,31

                                                                                              Fonte: Uif

La media italiana, secondo l’Uif, è di 38,19 euro dovuti all’Erario e non versati ogni 100 euro di imposte pagate.

L’Uif (che fa capo a Bankitalia) ha il compito istituzionale di controllare e contrastare il riciclaggio di denaro, approcciandosi al fenomeno sostanzialmente monitorando i flussi che transitano attraverso gli intermediari finanziari. L’impostazione da cui parte l’organismo nell’attività antiriciclaggio è che l’evasione fiscale è il presupposto del riciclaggio di denaro sporco: i due fenomeni (entrambi reati) sono in sostanza aspetti della stessa medaglia, come riconosciuto ufficialmente dal Gafi (Gruppo di Azione Antiriciclaggio dell’Ocse) all’inizio del 2012 a livello mondiale. L’evasione fiscale, quindi, contribuisce in misura essenziale a creare masse consistenti di denaro sporco (come e forse in misura maggiore di attività criminali socialmente considerate più gravi) ed è la fonte con cui vengono finanziate attività criminali, in particolare di tipo organizzato, o acquisite attività economiche apparentemente legali (che rappresentano la faccia presentabile delle organizzazioni criminali).

L’EVASIONE FISCALE IN EUROPA

Secondo la Corte dei Conti il nostro paese al primo posto in assoluto nella Ue e ai primissimi posti della graduatoria internazionale (secondo Giampaolino alle spalle solo di Turchia e Messico) quanto a frodi fiscali.

Poiché l’evasione fiscale è un’attività illecita, a livello europeo non esistono studi statistici ufficiali: nelle istituzioni Ue si fa di solito riferimento ad uno studio realizzato dall’autorevole organizzazione Tax Research di Londra sulla base del Pil europeo 2009 (lo studio è stato commissionato dal gruppo socialista-democratico dell’Europarlamento), pubblicato nel marzo 2012. Le risultanze dell’analisi, oggi prese per buone a tutti i livelli Ue, indicano che l’evasione fiscale complessiva si attestava poco più di tre anni fa a più di 860 miliardi di euro annui, ripartiti come riportato in tabella:

L’evasione fiscale in Europa (su dati 2009)

PAESESOMMERSO % PILTASSE PERSE(MILIARDI DI EURO)PAESESOMMERSO % PILTASSE PERSE(MILIARDI DI EURO)
ITALIA27,0180,257BELGIO21,933,629
GERMANIA16,0158,736OLANDA13,229,801
FRANCIA15,0120,619
REGNO UNITO12,574,032
SPAGNA22,572,709TOTALE864,282

                                                                                                          Fonte: Tax Research LLP

Ogni anno, poi, vanno aggiunti circa 150 miliardi di elusione fiscale: il totale europeo delle frodi fiscali, pertanto, si aggira almeno a  1.000 miliardi di euro.

In questa graduatoria l’Italia, con il suo 27%, è superata da nove paesi, che tuttavia hanno economie per dimensioni e grado di sviluppo non paragonabili a quella della Penisola. Il primato negativo è della Bulgaria (evasione al 35,3% del Pil), seguita da Romania (32,6), Lituania (32), Estonia (31,2), Lettonia (29,2), Cipro (28), Grecia (27,5), Malta e Polonia (27,2). Tax Research ha tentato di fornire un parametro più oggettivo di valutazione della dimensione relativa dell’evasione fiscale confrontando il livello dell’economia sommersa in rapporto con la spesa per l’assistenza sanitaria: su questo fronte il 228,2% italiano è superato solo dal 260,5% dell’Estonia.

CONCLUSIONI

Dalla tabella risulta evidente che l’Italia (come anche Spagna e Belgio) ha ancora molto da recuperare rispetto alle percentuali di evasione fiscale degli altri maggiori paesi europei, soglia che possiamo definire fisiologica.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale fornita dall’Uif, è evidente che molti sforzi dovranno essere compiuti per portare la legalità fiscale nel Meridione, dove è radicata una forte cultura della frode fiscale (largamente percepita neanche come reato minore) e dove agisce la principale causa dell’evasione stessa, la criminalità organizzata. L’impressione è che l’economia meridionale si regge proprio grazie alle frodi fiscali, per cui la semplice azione di contrasto all’evasione rischierebbe di desertificare l’intero Sud Italia da qualsivoglia attività economica: il problema è a nostro giudizio molto complesso e richiede la valutazione di aliquote ufficiali compatibili con l’esistenza di un’economia che possa non solo sopravvivere, ma anche svilupparsi senza assistenzialismo. Il tema non è facile da affrontare, visto che non è possibile, anche a causa dell’impostazione fiscale europea, prevedere aliquote strutturalmente differenziate fra le differenti aree geografiche ed economiche italiane (si configurerebbe un aiuto di Stato al sistema produttivo meridionale).

Impressiona, infine, che su un fenomeno così pervasivo e destabilizzante per l’intera economia (nel senso di alterazione della concorrenza e del cospicuo danno erariale) non esistono cifre aggiornate e strutture di indagine e analisi dedicate, sia in Europa che in Italia (dal post “Alcune stime sull’economia sommersa in Italia” si comprende che le stime italiane sono piuttosto approssimative e comunque datate). Noi di Economy2050 ci chiediamo come sia possibile impostare una efficace strategia di contrasto all’evasione fiscale, come sembra la Ue si sia decisa finalmente a fare (post “L’Europa muove contro l’evasione fiscale internazionale” e “Lotta all’evasione fiscale: Lussemburgo, Austria e Svizzera cedono sul segreto bancario”), se non si ha una percezione sufficientemente corretta delle frodi fiscali e, soprattutto, dei dati per valutare se le politiche di contrasto adottate tempo per tempo stiano portando risultati concreti. Ma forse i governi europei non hanno come obiettivo primario quello di eliminare (o ridurre strutturalmente) l’evasione, quanto quello di incrementare il gettito fiscale: se l’obiettivo è questo, in effetti non interessa a nessuno conoscere la dimensione reale delle frodi fiscali, poiché il contrasto all’evasione si fermerà nel momento in cui i governi avranno raggiunto i target di incassi fiscali prefissati. Una logica poco convincente dal punto di vista generale, ma comprensibile in ottica di interesse di casta particolare: nell’economia in nero rientrano anche le tangenti e i beneficiari delle tangenti, naturalmente, non possono che essere quegli stessi esponenti politici che dovrebbero combattere l’evasione…

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