SALVATAGGI BANCARI: FINORA OLTRE 5.000 MILIARDI DAI CONTRIBUENTI

Le cifre sono aggiornate a fine 2011, ma oggi sono già superate di molto. Il cortocircuito fra cause  (banche anglosassoni) e benficiari della crisi, in particolare in Europa.Un recente studio di Mediobanca ha aggiornato il costo degli aiuti pubblici forniti alle banche di Europa e Stati Uniti: in 4 anni 4.700 miliardi di euro, più o meno il Pil di Germania e Francia messe insieme. L’analisi parte dal fallimento di Lehmanh Brothers e arriva sino al novembre 2011.

Il costo finora sostenuto dai contribuenti è enorme, ma la cifra è destinata a salire notevolmente. Se, infatti, negli Stati Uniti i piani di sostegno del sistema creditizio sono fermi (e addirittura i rimborsi procedono con buon ritmo), in Europa la situazione è in continuo deterioramento. Nell’analisi di Mediobanca non sono riportati, ad esempio, i 114 miliardi di euro di obbligazioni emesse dalle banche italiane con garanzia statale utilizzati come collaterale per chiedere denaro alla Bce (e garanzie pubbliche simili sono state concesse anche i altri Paesi euro), come descritto nel post Economy2050 “Garanzia pubblica sulle obbligazioni private (delle banche)“; nè i due miliardi di Tremonti Bond chiesti dal Monte dei Paschi a giugno; nè le decine di miliardi di euro approvati dall’Eurozona per sostenere le banche spagnole o per la ricapitalizzazione del sistema ellenico.

Continua a leggere

LA STATISTICA FARA’ AUMENTARE IL PIL EUROPEO (MA NON LA CRESCITA)

La Ue sta per cambiare alcuni criteri statistici utilizzati per il calcolo del Pil, che si incrementerà di qualche punto percentuale per solo effetto delle nuove regole. Gli Usa hanno adottato i nuovi criteri lo scorso anno: il Pil è stato rivalutato di circa il 3%. La nuova metodologia non aumenterà le stime di crescita economica, ma solo la dimensione complessiva del Pil. Il nodo dell’inclusione del fatturato delle economie criminali nel prodotto interno.

A fine maggio la Commissione Ue ha reso nota la nuova metodologia di calcolo del prodotto interno lordo dei paesi Ue che entrerà in vigore dal prossimo ottobre (http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-21_en.htm).  Secondo l’Istat si tratta di un passaggio tecnico ad “una nuova versione delle regole di contabilità” che porterà al miglioramento del metodo di misurazione del Pil, introducendo nuove fonti di informazioni: in sostanza verranno rimodulate alcune voci che compongono il Pil e ne verranno incluse altre.

Continua a leggere

IL DECLINO INDUSTRIALE DELL’ITALIA (SECONDO BANKITALIA)

Un report della Banca d’Italia ha illustrato i numeri (molto preoccupanti) del declino manifatturiero italiano e indagato sulle sue cause. Secondo Via Nazionale non è ancora troppo tardi per recuperare la competitività perduta, a patto di agire con rapidità e con interventi radicali. 

Un recentissimo studio pubblicato nella collana Questioni di economia e finanza della Banca d’Italia intitolato “Il sistema industriale italiano tra globalizzazione e crisi” ha analizzato, con ampio corredo di dati, il declino produttivo in corso ormai da anni in Italia. Le crude cifre hanno fotografato il disastroso trend assunto dal sistema industriale nazionale: l’evidenza di fondo è che tutti i settori della manifattura italiana si sono contratti in modo notevole rispetto a quanto producevano prima del 2008 (si legga a tal proposito anche il post “L’industria italiana si sta spegnendo”). Una decrescita che si configura oggettivamente come la più intensa del secondo dopoguerra e che presenta caratteri di declino strutturale evidenti.

Continua a leggere

DEBITO PUBBLICO: LE BANCHE AL 50%, GLI STRANIERI ALLA FINESTRA, I PRIVATI VENDONO

Circa la metà del debito italiano è in mano alle banche italiane, Bce e Bankitalia sono stabili (ma ne detengono oltre 200 miliardi), i risparmiatori italiani scendono sensibilmente rispetto ad un anno fa. Gli stranieri non hanno incrementano gli acquisti negli ultimi dodici mesi, dopo la grande fuga durata fino all’aprile 2012: la quota in possesso degli investitori esteri privati dovrebbe attestarsi appena intorno al 21% del debito complessivo.

 Nell’estate scorsa Economy2050 pubblicò il post “Debito pubblico: chi presta soldi al Tesoro italiano? Bce e banche”: erano quelli i mesi finali della grande fuga degli investitori stranieri dal debito italiano e il tema del rifinanziamento dei bond italiani era molto vivo. Dai dati ufficiali della Banca d’Italia e da quelli ufficiosi sull’operato della Bce emergeva che fra la seconda metà 2011 e il primo semestre 2012 i sottoscrittori privati internazionali in uscita erano stati sostituiti dalla Bce, da Bankitalia e dalle banche italiane (grazie alla liquidità fornita dalla Bce). Le aste italiane, grazie a tali interventi, non registrarono mai mancati collocamenti.

Continua a leggere

IL COSTO DEL PERSONALE DELLE REGIONI

Le Regioni italiane presentano costi del personale che hanno delle forti oscillazioni in relazione al numero di abitanti servito; anche lo stesso numero dei dipendenti per abitante presenta differenze impressionanti

Le Regioni sembrano enti autonomi avulsi da ogni contesto di riferimento per quel che riguarda le spese per il personale (stipendi, premi, buoni pasto, missioni, rimborsi spese), viste le notevoli differenze che intercorrono fra le varie amministrazioni locali. E’ bene sottolineare che le cifre esposte in tabella non comprendono i dipendenti della sanità, che copre da sola l’80% dei costi regionali: il costo del lavoro del comparto sanità è contabilmente in carico ai bilanci delle Asl.

Si stima che il solo ricondurre entro la media nazionale le Regioni a maggior costo del personale  farebbe risparmiare ogni anno 1,3 miliardi di euro di spesa pubblica. Se poi si considera che anche le Regioni più generose con i loro dipendenti contribuiscono alla media,  la loro esclusione (causa oggettiva inefficienza) dal computo di un costo medio realistico e  accettabile condurrebbe a risparmi notevolmente più elevati. Una razionalizzazione del genere, insieme alla definizione di un numero massimo di dipendenti per abitante, rappresenta un semplice taglio lineare: per definizione ingiusto e metodologicamente non condivisibile, ma in questo caso utile per dare una sforbiciata preliminare a costi palesemente fuori linea. Quindi una prima, semplice riduzione lineare dell’extracosto causato da alcune regioni produrrebbe ben oltre un miliardo di risparmi.

Continua a leggere

LA VIGILANZA UNICA EUROPEA AL VIA: LA BCE ILLUSTRA L’ASSET QUALITY REVIEW

La Bce e l’Eba hanno comunicato i parametri di base in base ai quali verrà svolto l’esame sui bilanci delle principali banche europee, in vista dell’inizio concreto dell’unione bancaria europea. Un buon primo passo, che comunque necessita di importanti elementi aggiuntivi di trasparenza e del completamento delle regole che disciplineranno l’intera architettura dell’unione bancaria.

Sul finire di ottobre Bce ed Eba hanno fissato degli importanti paletti tecnici per l’implementazione dell’unione bancaria europea: è il primo passo concreto del complesso processo di integrazione che porterà al superamento dei sistemi bancari nazionali in cui è frammentato il settore del credito nel Vecchio Continente.

Continua a leggere

DEBITO PUBBLICO: CHI PRESTA SOLDI AL TESORO ITALIANO? BCE E BANCHE

Il 2012 sta registrando la grande fuga degli stranieri dal debito italiano, sostituiti dalla BCE e dalle banche italiane (grazie alla BCE). Un debito così enorme mette a rischio gli obiettivi di bilancio a causa della componente minoritaria degli investitori internazionali.

La Banca d’Italia, nel supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica di metà luglio, ha pubblicato i dati aggiornati relativi al debito pubblico. Da segnalare, innanzitutto, il nuovo record assoluto raggiunto in maggio, a 1.966,3 miliardi di euro: 1.855  miliardi sono dello Stato, 111,3 riferibili alle amministrazioni locali. I titoli del debito pubblico in circolazione, la componente di debito cui si riferisce il famigerato spread, sono 1.625,7 miliardi. La crescita è di 17,1 miliardi su aprile, di 68,4 miliardi dal 31 dicembre 2011. L’aumento mensile è in parte attribuibile al fabbisogno di maggio (6,2 miliardi), ma principalmente alla ricostituzione delle disponibilità liquide detenute dal Tesoro (nel mese +8,3 miliardi, a 35,8). Poiché le disponibilità liquide del Tesoro presso la Banca d’Italia ammontano a 35,7 miliardi di euro, il debito effettivo al netto della liquidità ammonta a 1.930,5 miliardi (+8,7 miliardi rispetto ad aprile, +56,9 miliardi rispetto a dicembre 2011).

Continua a leggere

LE BANCHE ITALIANE CONTINUANO A RIDURRE IL CREDITO E A COMPRARE TITOLI DI STATO

In Italia continuano a scendere i prestiti bancari all’economia reale, mentre salgono le sofferenze e l’esposizione degli istituti di credito sul debito pubblico. In ribasso i tassi, con l’eccezione del credito al consumo. Sembra finita l’epoca delle obbligazioni bancarie, ma la raccolta complessiva sale.

Nonostante la politica monetaria decisamente espansiva impostata dalla Bce sin da giugno, le banche italiane in agosto non hanno mutato le tendenze mostrate nei mesi precedenti.

I dati riportati nel report mensile sul sistema creditizio nazionale pubblicato da Bankitalia (https://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimsmc/2014/sb51_14/suppl_51_14.pdf) evidenziano che il credit crunch italiano sta continuando: su base annua i crediti concessi alle famiglie sono scesi del -0,8% (dal -0,7% del mese precedente), i prestiti alle società non finanziarie sono calati del -3,8% (la riduzione era stata del -3,9% in luglio).

Continua a leggere

IL VALZER DELLE PREVISIONI SUL PIL ITALIANO NEL 2015

Nell’ultima parte del 2014 e fino al 20 gennaio si è registrata una serie di rettifiche al ribasso sulle stime di crescita sull’Italia per il 2015: neanche l’anno in corso, con un Pil che salirà di uno striminzito zero virgola, porterà ad un sostanziale recupero dell’economia italiana.

LE PREVISIONI DI CRESCITA PER L’ITALIA

Verso la metà di gennaio la Banca d’Italia, nel consueto bollettino economico, ha ritoccato le sue precedenti stime sull’economia italiana: dopo il -0,4% del 2014, nel 2015 il Pil registrerà un impalpabile +0,4% (sei mesi fa Palazzo Koch si attendeva un +1,3%) e nel 2016 un più accettabile +1,2%. La ripresa arriverà in ritardo poiché nel quarto trimestre del 2014 il prodotto interno dovrebbe essere sceso (“marginalmente”) a causa degli investimenti ancora fermi, anche se i consumi appaiono in lieve ripresa: la “crescita modesta” del 2015 sarà comunque connotata da un’“ampia l’incertezza” dovuta in particolare ai dubbi sull’intensità della ripresa degli investimenti. Secondo Via Nazionale le misure di sostegno alle famiglie e di riduzione del cuneo fiscale per le imprese contenute nella legge di Stabilità avranno un impatto sul Pil del +0,8% nel biennio 2015-2016, a cui tuttavia vanno sottratte coperture previste pari a quasi il -0,6% del Pil.

Continua a leggere

LA TASSAZIONE SUL PATRIMONIO IN ITALIA E IN EUROPA

Nel periodo 1995-2010, dati Eurostat alla mano, l’Italia ha perseguito una politica fiscale dissonante rispetto al resto d’Europa, detassando i patrimoni a scapito dei redditi. Questa scelta, peraltro iniqua data la concentrazione della ricchezza, ha prodotto una serie di conseguenze negative che oggi si pagano.

In questi giorni in Italia è molto acceso il dibattito sull’opportunità di introdurre  una differente tassazione patrimoniale, in particolare in relazione alle proprietà immobiliari. Per meglio comprendere i termini del dibattito pubblico è interessante effettuare una comparazione delle imposizione patrimoniale italiana rispetto al resto d’Europa.

Continua a leggere