LA VIGILANZA UNICA EUROPEA AL VIA: LA BCE ILLUSTRA L’ASSET QUALITY REVIEW

La Bce e l’Eba hanno comunicato i parametri di base in base ai quali verrà svolto l’esame sui bilanci delle principali banche europee, in vista dell’inizio concreto dell’unione bancaria europea. Un buon primo passo, che comunque necessita di importanti elementi aggiuntivi di trasparenza e del completamento delle regole che disciplineranno l’intera architettura dell’unione bancaria.

Sul finire di ottobre Bce ed Eba hanno fissato degli importanti paletti tecnici per l’implementazione dell’unione bancaria europea: è il primo passo concreto del complesso processo di integrazione che porterà al superamento dei sistemi bancari nazionali in cui è frammentato il settore del credito nel Vecchio Continente.

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DEBITO PUBBLICO: CHI PRESTA SOLDI AL TESORO ITALIANO? BCE E BANCHE

Il 2012 sta registrando la grande fuga degli stranieri dal debito italiano, sostituiti dalla BCE e dalle banche italiane (grazie alla BCE). Un debito così enorme mette a rischio gli obiettivi di bilancio a causa della componente minoritaria degli investitori internazionali.

La Banca d’Italia, nel supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica di metà luglio, ha pubblicato i dati aggiornati relativi al debito pubblico. Da segnalare, innanzitutto, il nuovo record assoluto raggiunto in maggio, a 1.966,3 miliardi di euro: 1.855  miliardi sono dello Stato, 111,3 riferibili alle amministrazioni locali. I titoli del debito pubblico in circolazione, la componente di debito cui si riferisce il famigerato spread, sono 1.625,7 miliardi. La crescita è di 17,1 miliardi su aprile, di 68,4 miliardi dal 31 dicembre 2011. L’aumento mensile è in parte attribuibile al fabbisogno di maggio (6,2 miliardi), ma principalmente alla ricostituzione delle disponibilità liquide detenute dal Tesoro (nel mese +8,3 miliardi, a 35,8). Poiché le disponibilità liquide del Tesoro presso la Banca d’Italia ammontano a 35,7 miliardi di euro, il debito effettivo al netto della liquidità ammonta a 1.930,5 miliardi (+8,7 miliardi rispetto ad aprile, +56,9 miliardi rispetto a dicembre 2011).

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LE BANCHE ITALIANE CONTINUANO A RIDURRE IL CREDITO E A COMPRARE TITOLI DI STATO

In Italia continuano a scendere i prestiti bancari all’economia reale, mentre salgono le sofferenze e l’esposizione degli istituti di credito sul debito pubblico. In ribasso i tassi, con l’eccezione del credito al consumo. Sembra finita l’epoca delle obbligazioni bancarie, ma la raccolta complessiva sale.

Nonostante la politica monetaria decisamente espansiva impostata dalla Bce sin da giugno, le banche italiane in agosto non hanno mutato le tendenze mostrate nei mesi precedenti.

I dati riportati nel report mensile sul sistema creditizio nazionale pubblicato da Bankitalia (https://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimsmc/2014/sb51_14/suppl_51_14.pdf) evidenziano che il credit crunch italiano sta continuando: su base annua i crediti concessi alle famiglie sono scesi del -0,8% (dal -0,7% del mese precedente), i prestiti alle società non finanziarie sono calati del -3,8% (la riduzione era stata del -3,9% in luglio).

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IL VALZER DELLE PREVISIONI SUL PIL ITALIANO NEL 2015

Nell’ultima parte del 2014 e fino al 20 gennaio si è registrata una serie di rettifiche al ribasso sulle stime di crescita sull’Italia per il 2015: neanche l’anno in corso, con un Pil che salirà di uno striminzito zero virgola, porterà ad un sostanziale recupero dell’economia italiana.

LE PREVISIONI DI CRESCITA PER L’ITALIA

Verso la metà di gennaio la Banca d’Italia, nel consueto bollettino economico, ha ritoccato le sue precedenti stime sull’economia italiana: dopo il -0,4% del 2014, nel 2015 il Pil registrerà un impalpabile +0,4% (sei mesi fa Palazzo Koch si attendeva un +1,3%) e nel 2016 un più accettabile +1,2%. La ripresa arriverà in ritardo poiché nel quarto trimestre del 2014 il prodotto interno dovrebbe essere sceso (“marginalmente”) a causa degli investimenti ancora fermi, anche se i consumi appaiono in lieve ripresa: la “crescita modesta” del 2015 sarà comunque connotata da un’“ampia l’incertezza” dovuta in particolare ai dubbi sull’intensità della ripresa degli investimenti. Secondo Via Nazionale le misure di sostegno alle famiglie e di riduzione del cuneo fiscale per le imprese contenute nella legge di Stabilità avranno un impatto sul Pil del +0,8% nel biennio 2015-2016, a cui tuttavia vanno sottratte coperture previste pari a quasi il -0,6% del Pil.

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LA TASSAZIONE SUL PATRIMONIO IN ITALIA E IN EUROPA

Nel periodo 1995-2010, dati Eurostat alla mano, l’Italia ha perseguito una politica fiscale dissonante rispetto al resto d’Europa, detassando i patrimoni a scapito dei redditi. Questa scelta, peraltro iniqua data la concentrazione della ricchezza, ha prodotto una serie di conseguenze negative che oggi si pagano.

In questi giorni in Italia è molto acceso il dibattito sull’opportunità di introdurre  una differente tassazione patrimoniale, in particolare in relazione alle proprietà immobiliari. Per meglio comprendere i termini del dibattito pubblico è interessante effettuare una comparazione delle imposizione patrimoniale italiana rispetto al resto d’Europa.

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ALCUNE STIME SULL’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA

Le valutazioni di Banca d’Italia, Corte dei Conti ed Eurispes vanno da un terzo a oltre metà del fatturato in chiaro del settore privato.

LE STIME DELLA BANCA D’ITALIA

In maggio la Banca d’Italia ha aggiornato le stime sull’economia non rilevata nei dati ufficiali, in precedenza fissate in 150 miliardi di euro per il riciclaggio (economia criminale) e 270 per il sommerso (120 miliardi di sola evasione fiscale), cui si aggiungevano i costi della corruzione, individuati sui 50-60 miliardi (vedi post Economy2050 “Pressione fiscale sul lavoro ed economia sommersa”.

Secondo uno studio pubblicato sui Temi di discussione (link http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td12/td864_12/td864) l’economia inossevata (evasione più crimine) rappresenta il 31,1% del PilIl dato si riferisce al 2008 e si basa sull’analisi del flusso di denaro contante nel quadriennio tra il 2005-2008: in valore assoluto l’economia che sfugge alle statistiche ufficiali sfiora i 490 miliardi di euro, 290 dei quali dovuti all’evasione fiscale e contributiva e circa 187 all’economia criminale.

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NELL’INPDAP DEBITO PUBBLICO OCCULTO PER 30 MILIARDI

La fusione Inps-Inpdap ha comportato seri problemi contabili per il nuovo SuperInps, problemi che vanno affrontati e risolti rapidamente. La contabilità dell’Inpdap di fatto ha consentito allo Stato di nascondere debito pubblico per circa 31 miliardi (a fine 2012).

Come abbiamo visto nel post precedente, il buco patrimoniale dell’Inpdap esiste da tempo ed il suo impatto era previsto in vari documenti ufficiali dell’Inps: in passato è stato coperto dai trasferimenti statali, ma oggi che la gestione previdenziale del settore pubblico viene “fusa” con quella del settore privato si rompe un equilibrio e vanno chiariti alcuni aspetti sostanziali. In pratica le gestioni pensionistiche dei privati potrebbero correre il rischio, in qualche misura, di contribuire al ripianamento dei deficit dell’Inpdap (che, come vedremo, è in realtà debito dello Stato). Il tutto grazie a una normativa, come certificato dalla Corte dei Conti, atta a creare confusione contabile finalizzata ad occultare, ad un’analisi sostansiale, debito pubblico. Il deficit contabile Inpdap si è determinato per due ragioni che vediamo di seguito.

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DEBITO PUBBLICO: UN CONFRONTO FRA GIAPPONE E ITALIA

Il debito pubblico del Giappone è il più alto al mondo rispetto al Pil, quasi doppio rispetto a quello italiano. I due paesi hanno sistemi economici completamente differenti, il che impedisce all’Italia di sostenere un debito dalle dimensioni di quello giapponese. I diversi contesti non impediscono a Roma di trarre un importante insegnamento dalle caratteristiche del debito di Tokio.

Il debito pubblico giapponese presenta numeri spaventosi: a fine 2012 ammontava al 236% del Pil. E, dato ancora peggiore, con un tendenziale di crescita inaudito, visto che l’anno scorso la terza economia mondiale ha chiuso il bilancio pubblico con un deficit al -10% sul Pil. Per di più nel 2013 l’Abenomics (post “L’Abenomics: il nuovo corso economico giapponese. Tanta spesa pubblica e profonde riforme”) porterà ad un incremento ancora più consistente del deficit, nel tentativo di rilanciare un’economia stagnante da vent’anni.

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ECONOMIA SOMMERSA E PIL: I DATI DELL’ISTAT

Cosa si intende per economia in nero? Evasione fiscale e contributiva, con l’esclusione del giro d’affari delle attività criminali. Le stime ufficiali sull’evasione fiscale sono state fornite dall’Istat nel (lontano) 2010.

L’economia sommersa è l’insieme di tutte le attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo ufficialmente osservato, ma che non sono state registrate e quindi regolarmente tassate: ovvero tutte quelle attività produttive che sfuggono per svariati motivi alla conoscenza del fisco. In realtà l’economia sommersa fa parte in un insieme più ampio di attività che sfuggono al fisco, definito “economia non osservata”. Onu ed Eurostat, congiuntamente, operano la seguente distinzione tra le componenti dell’economia non direttamente osservata:

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IL FALLACE MIGLIORAMENTO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI: L’APPARENTE SUCCESSO DELLA DECRESCITA ITALIANA

L’Italia sta migliorando oggettivamente i suoi conti con l’estero, come dimostra l’avanzo della bilancia dei pagamenti e, soprattutto, il surplus commerciale. Ma il nuovo equilibrio nasconde segnali molto preoccupanti di declino economico, ai quali va posto rimedio in tempi rapidi. Segue il post “Il funzionamento della bilancia dei pagamenti: l’influenza sulle recessioni in Italia”Gli ultimi dati sull’andamento della bilancia dei pagamenti italiana sono  stati pubblicati dalla Banca d’Italia in luglio, con riferimento al mese di maggio. I numeri mostrano evidenti segnali di miglioramento dei saldi con l’estero, come  ormai accade da diversi mesi.

La bilancia dei pagamenti in Italia (valori in milioni di euro)

LE PARTITE CORRENTI: BILANCIA COMMERCIALE IN AVANZO

Il saldo delle partite correnti degli ultimi dodici mesi è migliorato, segnando un avanzo di 3,4 miliardi (un anno prima il disavanzo era a 32 miliardi), merito soprattutto della bilancia commerciale: in dodici mesi l’avanzo commerciale ha raggiunto i 29 miliardi. Peraltro anche i saldi con l’estero relativi ai servizi e ai trasferimenti sono migliorati (quello dei servizi è oggi in avanzo), mentre si è ampliata di quasi 5 miliardi la fuoriuscita di valuta relativa ai redditi prodotti in Italia.

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