NELL’INPDAP DEBITO PUBBLICO OCCULTO PER 30 MILIARDI

La fusione Inps-Inpdap ha comportato seri problemi contabili per il nuovo SuperInps, problemi che vanno affrontati e risolti rapidamente. La contabilità dell’Inpdap di fatto ha consentito allo Stato di nascondere debito pubblico per circa 31 miliardi (a fine 2012).

Come abbiamo visto nel post precedente, il buco patrimoniale dell’Inpdap esiste da tempo ed il suo impatto era previsto in vari documenti ufficiali dell’Inps: in passato è stato coperto dai trasferimenti statali, ma oggi che la gestione previdenziale del settore pubblico viene “fusa” con quella del settore privato si rompe un equilibrio e vanno chiariti alcuni aspetti sostanziali. In pratica le gestioni pensionistiche dei privati potrebbero correre il rischio, in qualche misura, di contribuire al ripianamento dei deficit dell’Inpdap (che, come vedremo, è in realtà debito dello Stato). Il tutto grazie a una normativa, come certificato dalla Corte dei Conti, atta a creare confusione contabile finalizzata ad occultare, ad un’analisi sostansiale, debito pubblico. Il deficit contabile Inpdap si è determinato per due ragioni che vediamo di seguito.

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DEBITO PUBBLICO: UN CONFRONTO FRA GIAPPONE E ITALIA

Il debito pubblico del Giappone è il più alto al mondo rispetto al Pil, quasi doppio rispetto a quello italiano. I due paesi hanno sistemi economici completamente differenti, il che impedisce all’Italia di sostenere un debito dalle dimensioni di quello giapponese. I diversi contesti non impediscono a Roma di trarre un importante insegnamento dalle caratteristiche del debito di Tokio.

Il debito pubblico giapponese presenta numeri spaventosi: a fine 2012 ammontava al 236% del Pil. E, dato ancora peggiore, con un tendenziale di crescita inaudito, visto che l’anno scorso la terza economia mondiale ha chiuso il bilancio pubblico con un deficit al -10% sul Pil. Per di più nel 2013 l’Abenomics (post “L’Abenomics: il nuovo corso economico giapponese. Tanta spesa pubblica e profonde riforme”) porterà ad un incremento ancora più consistente del deficit, nel tentativo di rilanciare un’economia stagnante da vent’anni.

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ECONOMIA SOMMERSA E PIL: I DATI DELL’ISTAT

Cosa si intende per economia in nero? Evasione fiscale e contributiva, con l’esclusione del giro d’affari delle attività criminali. Le stime ufficiali sull’evasione fiscale sono state fornite dall’Istat nel (lontano) 2010.

L’economia sommersa è l’insieme di tutte le attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo ufficialmente osservato, ma che non sono state registrate e quindi regolarmente tassate: ovvero tutte quelle attività produttive che sfuggono per svariati motivi alla conoscenza del fisco. In realtà l’economia sommersa fa parte in un insieme più ampio di attività che sfuggono al fisco, definito “economia non osservata”. Onu ed Eurostat, congiuntamente, operano la seguente distinzione tra le componenti dell’economia non direttamente osservata:

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IL FALLACE MIGLIORAMENTO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI: L’APPARENTE SUCCESSO DELLA DECRESCITA ITALIANA

L’Italia sta migliorando oggettivamente i suoi conti con l’estero, come dimostra l’avanzo della bilancia dei pagamenti e, soprattutto, il surplus commerciale. Ma il nuovo equilibrio nasconde segnali molto preoccupanti di declino economico, ai quali va posto rimedio in tempi rapidi. Segue il post “Il funzionamento della bilancia dei pagamenti: l’influenza sulle recessioni in Italia”Gli ultimi dati sull’andamento della bilancia dei pagamenti italiana sono  stati pubblicati dalla Banca d’Italia in luglio, con riferimento al mese di maggio. I numeri mostrano evidenti segnali di miglioramento dei saldi con l’estero, come  ormai accade da diversi mesi.

La bilancia dei pagamenti in Italia (valori in milioni di euro)

LE PARTITE CORRENTI: BILANCIA COMMERCIALE IN AVANZO

Il saldo delle partite correnti degli ultimi dodici mesi è migliorato, segnando un avanzo di 3,4 miliardi (un anno prima il disavanzo era a 32 miliardi), merito soprattutto della bilancia commerciale: in dodici mesi l’avanzo commerciale ha raggiunto i 29 miliardi. Peraltro anche i saldi con l’estero relativi ai servizi e ai trasferimenti sono migliorati (quello dei servizi è oggi in avanzo), mentre si è ampliata di quasi 5 miliardi la fuoriuscita di valuta relativa ai redditi prodotti in Italia.

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DECLINO ECONOMICO E PREVIDENZA: IL CROLLO DEL PIL STA RIDUCENDO LE PENSIONI (MA SOLO QUELLE FUTURE)

Dal 2011 i versamenti pensionistici dei lavoratori italiani perdono potere d’acquisto (si rivalutano meno dell’inflazione), a causa del pessimo andamento del Pil dal 2008 in poi. Nel 2013 non si è avuta alcuna rivalutazione, per il 2014 addirittura i contributi versati subiranno un taglio in valore assoluto (rendimento negativo). La decrescita del Pil italiano, se prolungata nel tempo, avrà pesantissime ripercussioni sugli assegni previdenziali futuri.

L’obiettivo dell’Italia deve essere la crescita economica. Dall’incremento del Pil, infatti, dipende la sostenibilità del debito (post “Il debito pubblico italiano è sostenibile?”), l’abbattimento del tasso di disoccupazione a due cifre, l’inversione del trend discendente del reddito medio degli italiani. Insomma, il ritorno sulla via della crescita economica sarebbe la panacea per migliorare il contesto economico/sociale descritto nel post “Lo stato di salute dell’Italia a fine 2013: i dati definitivi”. Meno noto è che dall’evoluzione del Pil dipende in misura rilevante anche l’entità della futura pensione di chi oggi lavora.

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LA FRANCIA SI SVEGLIA DAL LUNGO SONNO DELL’ILLUSIONE. LA CRISI MORDE E FA MALE

In Francia sono evidenti i segnali di cedimento del modello di sviluppo: tutti gli indicatori macroeconomici sono pessimi, le previsioni per i prossimi anni non confortano, il governo è in crisi di idee, consenso e affidabilità. I francesi si sono risvegliati dalla convinzione di essere immuni dai mali che affliggono gran parte dell’Europa e sembra che anche il governo inizi (finalmente) a prenderne coscienza. Stupisce che il rating sia ancora AA.

La Francia da tempo è il malato d’Europa: la tendenza verso lo sfaldamento della seconda economia continentale è stata confermata nel primo trimestre dell’anno, i cui risultati ufficializzano l’entrata in recessione.Tutta l’Eurozona in realtà non gira. Dai primi dati diffusi da Eurostat solo tre paesi hanno registrato una blanda crescita: Slovacchia +0,3%, Germania e Belgio +0,1%; l’Austria è a zero. Nel primi tre mesi del 2013 l’area euro ha inanellato il quarto trimestre consecutivo di calo del prodotto interno: -0,2% (a fronte di un -0,1% atteso dagli analisti), dopo il -0,6 dell’ultimo quarto del 2012. In questo contesto non roseo, la dinamica economica che sta assumendo la Francia è l’elemento di maggior preoccupazione.

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L’INPDAP E IL BUCO DA 10 MILIARDI PORTATO NELL’INPS

Nei primi giorni di ottobre si è scatenata una polemica mediatica sul deficit patrimoniale dell’Inpdap, l’ente di previdenza dei dipendenti pubblici. Riportiamo i termini del dibattito e la situazione contabile reale del nuovo ente previdenziale frutto della fusione Inps-Inpdap-Enpals: il buco c’è ed è grande

Lo scorso dicembre il decreto salva-Italia disponeva la nascita del cosiddetto SuperInps: l’Inpdap, l’ente di previdenza del settore pubblico, e l’Enpals, il piccolo istituto del settore sport e spettacolo, venivano inglobati nell’Inps, che gestisce le pensioni dei lavoratori privati. Un progetto in discussione da anni cui finalmente il Governo tecnico dava attuazione immediata, riuscendo a spazzare via le storiche resistenze politico-corporative.

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I Salvataggi Bancari Francesi del 2013

In Francia, da inizio anno, sono stati formalizzati tre salvataggi bancari, nonostante l’impegno a non soccorrere la banche in crisi dichiarato dal governo solo pochi mesi prima.

Il settore finanziario in Francia mostra evidenti segnali di difficoltà: dall’inizio dell’anno lo Stato è già dovuto intervenire tre volte. Dopo l’implosione di Dexia (apparentemente un buco senza fondo, giunta quest’anno al terzo salvataggio) e della compagnia di assicurazioni Groupama (post “La crisi affonda Groupama: un ulteriore livello del contagio?”), l’Eliseo ha dovuto salvare un piccolo istituto specializzato nel credito immobiliare. Senza dimenticare la crisi della divisione finanziaria del gruppo automobilistico Psa.

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I Numeri dell’Evasione Fiscale in Italia e Europa

L’evasione ed elusione fiscale europea è stimata in almeno 1.000 miliardi di euro annui; l’Italia è il grande paese con maggior percentuale di frodi fiscali rispetto al Pil. La distribuzione territoriale fa ritenere che l’economia meridionale riesce a sopravvivere solo perché  non paga le imposte.

Nel settembre 2012 il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, in audizione alla commissione Finanze della Camera, confermava l’azione di contrasto all’evasione fiscale in corso in Italia: a poco più di due mesi dalla fine dell’anno Befera forniva l’obiettivo del recupero fiscale per il 2012 a circa 13 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 12,7 del 2011.

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