ALCUNE STIME SULL’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA

Le valutazioni di Banca d’Italia, Corte dei Conti ed Eurispes vanno da un terzo a oltre metà del fatturato in chiaro del settore privato.

LE STIME DELLA BANCA D’ITALIA

In maggio la Banca d’Italia ha aggiornato le stime sull’economia non rilevata nei dati ufficiali, in precedenza fissate in 150 miliardi di euro per il riciclaggio (economia criminale) e 270 per il sommerso (120 miliardi di sola evasione fiscale), cui si aggiungevano i costi della corruzione, individuati sui 50-60 miliardi (vedi post Economy2050 “Pressione fiscale sul lavoro ed economia sommersa”.

Secondo uno studio pubblicato sui Temi di discussione (link http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td12/td864_12/td864) l’economia inossevata (evasione più crimine) rappresenta il 31,1% del PilIl dato si riferisce al 2008 e si basa sull’analisi del flusso di denaro contante nel quadriennio tra il 2005-2008: in valore assoluto l’economia che sfugge alle statistiche ufficiali sfiora i 490 miliardi di euro, 290 dei quali dovuti all’evasione fiscale e contributiva e circa 187 all’economia criminale.

Il paper della Banca d’Italia ha fornito per la prima volta una stima della parte di economia dovuta alle attività vietate della legge. In particolare l’analisi (parziale, in quanto compiuta su 91 province) ha valutato le transazioni irregolari relative a prostituzione e traffico di stupefacenti (in pratica le attività illegali volontarie), evitando invece quelle legate a violenza (come le estorsioni) e quelle realizzate senza accordo (come i furti): nel 2008 il 12,6% dell’economia italiana era legata a chi viola la legge commettendo reati penali.

La crisi economica del 2007 è considerata la causa che ha favorito la crescita dell’economia non ufficialebalzata di un buon 6,5% del Pil tra il 2006 e il 2008 (evasione +3,5%, criminalità +3%): il sommerso globale è passato dal 24,6% al 31,1% del Pil. Il nero fiscale è salito dal 15% al 18,5% del Pil, quello criminale dal 9,6% all’12,6%. La crisi ha provocato non solo un deciso rallentamento nei consumi e negli investimenti, ma soprattutto il deterioramento della fiducia delle imprese e delle aspettative delle famiglie: è cresciuto il ricorso al lavoro nero e, di conseguenza, anche il maggior rischio di slittamento dentro l’economia illegale.

L’analisi ha utilizzato in modo congiunto vari dati disponibili sulla circolazione del contante (compresi i prelievi bancomat), partendo dall’assunto che il contante non tracciabile viene utilizzato spesso per celare transazioni inconfessabili: su questo approccio si basa anche la lotta all’uso del contante nelle transazioni fra privati ingaggiata dal Governo Monti. Il report di Palazzo Koch, utilizzando una metodologia differente rispetto all’Istat (vedi post Economy2050 “Economia sommersa e pil: i dati dell’Istat”), fornisce una fotografia dell’economia sommersa leggermente peggiore, ma in definitiva coerente con le cifre ufficiali. Preoccupante l’incremento complessivo delle economie che sfuggono al fisco,cresciute di un quinto in soli quattro anni.

Dai dati di Via Nazionale, tenendo conto che l’economia legale italiana è per quasi la metà in orbita pubblica, si desume che circa un terzo del fatturato aggregato del settore privato è in nero!

LE ANALISI DELLA CORTE DEI CONTI

In giugno il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampalolino ha ricordato in audizione alla Camera (per l’ennesima volta) che la dimensione dell’evasione fiscale è particolarmente elevata, stimandola intorno al 18% del Pil: secondo la Corte l’Italia sarebbe al secondo posto della graduatoria internazionale guidata dalla Grecia. Il gettito mancante solo perIva ed Irap tra il 2007 e il 2009 è quantificato in 138 miliardi, 46 miliardi medi annui (vedi post Economy2050 “Pressione fiscale sul lavoro ed economia sommersa”).

In occasione dell’anno giudiziario, in gennaio, la Corte aveva sottolineato la sua stima sul giro d’affari della corruzione: 60 miliardi l’anno (nel 2011 sono state inflitte condanne per 75 milioni di euro), cha ha dimensioni molto più ampie di quanto appaia superficialmente. Le soluzioni prospettate contro la corruzione sono la diffusione della cultura della legalità e una più stringente legge anti-corruzione (in discussione in Parlamento da mesi).

Altro punto dolente indicato dalla Corte è quello del contenzioso tributario: in primo grado i contribuenti vincono nel 45% dei casi, in appello prevalgono sull’Agenzia delle entrate 48 volte su cento. In sostanza la lotta all’evasione produce una enorme mole di ricorsi (325mila nel 2011, in discesa), ma lo Stato perde in circa la metà dei casi: non proprio un esempio di efficienza in grado di far tremare i grandi evasori fiscali.

La Corte, quindi, piuttosto che valutare in modo sistematico il fenomeno del sommerso in termini di imponibile, valuta il mancato gettito e in particolare gli effetti perversi e pesanti della corruzione sul funzionamento della pubblica amministrazione.

LE STIME DELL’EURISPES

L’Eurispes è un istituto privato di studi politici, economici e sociali senza fini di lucro: ogni anno pubblica il Rapporto Italia, un’analisi sullo stato della politica, dell’economia e della società italiana. Negli ultimi anni l’Eurispes si è distinto per la proposta di un paniere differente da quello dell’Istat per il calcolo dell’inflazione, ponendo al centro delle rilevazioni i consumi effettivi di una famiglia media italiana con due figli. La differenza con il paniere ufficiale è l’esclusione di alcuni beni e servizi acquistati di rado (noleggio di automobili, trasporto aereo, imbarcazioni, luna park, alberghi) e l’attribuzione di un maggior peso a spese come locazioni, mutui della prima casa, beni necessari (generi alimentari, trasporti, servizi, abbigliamento e prodotti per la casa).

Nel suo rapporto L’Italia in nero sul 2011 l’Eurispes (in collaborazione con l’istituto di studi politici San Pio V) ha valutato, in coerenza con sue analisi precedenti, che l’economia sommersa lo scorso anno sarebbe ammontata a 540 miliardi di euro (35% del Pil ufficiale): circa 280 miliardi di lavoro sommerso (evasione fiscale e contributiva), circa 160 di nero nelle imprese, circa 100 di economia informale. Nello stesso anno il Pil criminale avrebbe superato i 200 miliardi di euro.

Lo studio specifica che è stato possibile fare stime sulla base delle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza: su oltre 700mila controlli effettuati presso le imprese sono stati riscontrati 27 miliardi di euro di base imponibile sottratta, dal che l’Eurispes ha esteso la proporzione (quasi si trattasse di un campione statistico) ai circa quattro milioni di piccole e medie imprese. Seguendo tale metodo l’economia sommersa prodotta dalle imprese arriverebbe ad almeno 156 miliardi. Nel mercato degli affitti, peraltro, si anniderebbero 93 miliardi di ulteriore evasione.

Dal rapporto emerge una realtà che interessa ampie fasce sociali, fatta tanto di evasione fiscale professionale (grandi redditi occulti), quanto di micro-evasione. Secondo l’Eurispes è proprio la micro-evasione, di impatto individuale molto ridotto ma molto diffusa, che ha permesso alle famiglie di affrontare con meno traumi rispetto ad altri Paesi la crisi economica, in particolare ricorrendo al secondo lavoro. Le stime fornite indicano che il 35% dei lavoratori dipendenti ricorre al doppio lavoro (!), per un aggregato in nero di 91 miliardi di euro annui.

Le cifre dell’Eurispes sembrano un po’ … astratte, incoerenti con la realtà di tutti i giorni. Magari la situazione italiana fosse quella descritta: sommando, come sembra suggerire il report, il Pil ufficiale di 1.540 miliardi (dimenticando che il dato già incorpora quel 17% di sommerso stimato dall’Istat) e il Pil sommerso di 540, il rapporto debito/Pil (complessivo) sarebbe inferiore al 100%. Se poi, come sembrerebbe ipotizzato dall’istituto, si aggiungesse anche i 200 miliardi di Pil criminale (per definizione illegale, quindi non sommabile mai), il prodotto interno italiano complessivo schizzerebbe a oltre 2.200 miliardi: l’Italia avrebbe superato la Germania come potere d’acquisto pro capite, superato Regno Unito e Francia come Pil assoluto! E non si comprende per quali motivi, con un debito/Pil a quel punto all’80%, le capitali mondiali trattino Roma come un problema debitorio in grado di spaccare l’euro. Inoltre, se l’economia sommersa in senso stretto fosse al 35% e dando per acquisito che poco meno del 50% del Pil italiano ruota intorno a soggetti pubblici (che non dovrebbero fare evasione fiscale), si desume che oltre il 60% del fatturato aggregato privato è in nero: possibile o, meglio, verosimile? Forti interrogativi metodologici suscita il criterio di estendere il risultato degli accertamenti fiscali (effettuati in modo mirato e non secondo una campionatura statistica) proporzionalmente all’intero universo delle attività produttive italiane.

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